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|| Expat-Life || Il malato immaginario


Oggi, dopo aver chiamato al lavoro per dire che non mi sentivo bene, ho imbracciato il mio fedele Kindle e mi sono avviata alla volta dell'ambulatorio del medico. Arrivata davanti alla porta, nemmeno a dirlo, ho scoperto che era in ferie e che mi sarei dovuta recare da una sostituta, ironia della sorte, decisamente più vicina a casa mia. Insomma, mi sono presentata all'accettazione, confermato i miei dati. firmato il papiro del caso e sono stata fatta accomodare in sala d'aspetto. Questa ultima, lasciatemelo dire, era grossa quanto il mio bagno e, guarda caso, dotata di una decina di pazienti in attesa, in vari stati di congestione. C'era una quantità di batteri nell'aria che qualcuno probabilmente si ritroverebbe a starnutire solo per senso di solidarietà. Per non parlare degli stomaci (o forse intestini) in preda a crampi e gorgoglii. A questo, ovviamente, si aggiungono ossa rotte, tendini un po' andati e malattie immaginarie che nemmeno Molière. Fossi una persona tendenzialmente ipocondriaca, credetemi, me ne sarei andata. A gambe levate.
Ho passato circa 90 minuti leggendo La mandorla, cercando di ignorare i rumori circostanti e di respirare dal naso. Tutto ciò che volevo era tornare a casa, buttarmi sotto l'acqua bollente e scrostarmi germi e batteri di dosso. Alla fine della fiera, la dottoressa mi ha trattenuto, forse, cinque minuti e fatto un'impegnativa per il chirurgo. Quando sono uscita dallo studio, un'anziana signora mi ha quasi investita e battezzata col suo campione delle urine e la segretaria mi ha guardata come a dire "Eh, pensa a me che certe cose le vedo tutti i giorni".
Per coronare la giornata, il chirurgo mi ha sorriso, fatto i raggi, imposto le mani proprio dove non sentivo più nulla e fatto vedere la Madonna e almeno una decina di angeli e arcangeli dal male. Se entro cinque giorni non torna tutto normale, mannaggia a me, mi tocca un'altra via crucis, comprensiva questa volta di MRT. Ce la faranno i nostri eroi?

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