Passa ai contenuti principali

|| Expat-Life || 10 cose in cui non investo più (Seconda parte)

La scorsa settimana ho iniziato la lista delle dieci cose nelle quali non investo più denaro e mi sono soffermata su cibo, bevande e complementi d'arredo. Questa volta, invece, mi piacerebbe addentrarmi nei meandri di armadi e stanze da bagno, illustrandovi le altre cinque cose che non acquisto più. Anche in questo caso, oltre ad essere opzioni budget-friendly, hanno un impatto sull'ambiente che ci circonda ergo che ne dite di accompagnarmi? 


- Giornali. L'unico giornale che amo leggere, di tanto in tanto, è Vogue e, nemmeno a dirlo, posso prenderlo in prestito dalla biblioteca civica evitando quindi di spendere 7,00€. Il resto delle notizie è reperibile in rete e la maggior parte dei quotidiani è reperibile on-line, ergo perché non risparmiare e, cosa non da poco, evitare di riempir casa propria di carta?
- Fast fashion. Okay, lo confesso, l'anno scorso ho visto "The true cost" ed ho iniziato a sentirmi una cattiva persona. D'altra parte, ero stufa di capi d'abbigliamento che dopo pochi usi iniziano a sformarsi e di orli che iniziano a cedere. Inoltre, avendo adottato un sistema di Capsule Wardrobe (leggi QUI il post dedicato), non ho mille magliette o miliardi di pantaloni bensì pochi capi ai quali tengo, di qualità medio-alta e in grado di servirmi più di una stagione. Tutto quello che non uso per più di 18 mesi viene automaticamente donato alla Croce Rossa.
Vestiti "per l'occasione". Anni fa, per matrimoni e/o occasioni particolari, ero sempre alla ricerca del "vestito giusto". Manco a dirlo, trovavo delle mezze soluzioni che, se mi andava bene, riutilizzavo un paio di volte prima di regalarle a qualche amica o darle alla Croce Rossa. Adesso, con buona pace di negozi e retailers, ho un blazer nero, un paio di pantaloni neri e/o dei jeans che posso abbinare in maniera più o meno formale e tutto ciò di cui necessito si trova già nel mio capsule wardrobe. Mi servisse, per disgrazia, un qualcosa di diverso, posso sempre chiedere a un'amica di prestarmi qualcosa di suo o vedere se il mio thrift store di fiducia ha qualcosa che faccia al caso mio ma che possa, poi, riutilizzare senza dover aspettare questa o quell'occasione.
Cosmetici che non uso. Alla mia veneranda età ho dovuto constatare che, alla fine della fiera, uso sempre gli stessi tre rossetti (nero, color prugna e marrone), il kajal e il mascara. Ho due ombretti che uso una volta ogni morte di papa e il fondotinta. Punto. Tutto il resto - palette, contour, higlighter e via discorrendo - mi riempirebbe la casa e rimarrebbe a prendere polvere, ergo perché non evitare?
Prodotti per la pulizia che non uso. Se vi intrufolaste in casa dei miei, ora, trovereste una serie infinita di prodotti per la pulizia della casa. Infinita. Il più delle volte, il 40% di questi ha peraltro la stessa funzione. Attualmente, sto usando - oltre al detersivo per i panni - un detergente multiuso (pavimenti, piastrelle, superfici in ceramica ect), un gel per la tazza del gabinetto, un sapone per piatti e abbiamo ancora un vecchio prodotto per i vetri che non usa praticamente nessuno. Per il resto, sono una convinta utilizzatrice di aceto e, eventualmente, bicarbonato di sodio. Ciononostante, casa mia, pur non splendendo sempre, è pulita e disinfettata. A beneficiarne non è solo il portafoglio quanto anche, con mia somma gioia, l'ambiente.

Insomma, vivere con meno si può! Non ne beneficerà solo il portafoglio, quanto anche l'ambiente e, credetemi, voi stess*! C'è qualcosa di estremamente rilassante nell'entrare in uno spazio privo di eccessi e/o nel sapere come vivere con il necessario e poco altro. In qualche modo ha a che fare con la meditazione, con il ritorno a se stessi, con un benessere tutto personale. Parola di expat on a budget!

Piccola nota di servizio: mi sono finalmente decisa ad aprire una pagina Facebook che ospiterà i contenuti di Hopeless Wanderer, magari qualche foto random e qualche articolo interessante. Che ne dite di cliccare "Mi piace"? ;-)

Commenti

Post popolari in questo blog

|| Expat - Life || Soffitti di vetro

Qualche tempo fa, a lavoro, è successa una cosa abbastanza triste. Un cliente, noto per essere particolarmente difficile e poco amato dall'intero staff, ha aspettato io andassi poco distante per posare un paio di tazze, prima di rivolgersi alla mia collega chiamandomi "die Ausländerin", ossia la straniera. In quattro anni abbondanti che abito qui, davvero, è stata la prima volta in cui qualcuno non mi ha chiamata per nome ma mi ha additata in quel modo. Pochi giorni dopo è successo una seconda volta: un cliente, evidentemente alticcio, mi ha additata dicendo che fosse lento a capire non per via dell'alcool che aveva trangugiato ma a causa del mio accento. Questi sono gli unici due casi in cui il mio non essere "autoctona" è stato additato quindi, rispetto a persone di colore o dai lineamenti non caucasici, posso ritenermi privilegiata. Probabilmente è stato a causa del fatto io sia arrivata in un posto che mi ha fatta subito sentire a casa, ma ho comunque …

Lasciami andare madre

Ho appena concluso una telefonata allucinante con mia madre. Una di quelle alle quali, nonostante tutte le sedute di terapia di questo mondo, non ero preparata.
In una manciata di minuti, mi sono sentita tirare addosso parole come "non avrai mai una carriera", "non finisci mai nulla", "butti anni di sacrifici nel cesso", "non so più cosa fare con te", "con te non c'è proprio speranza". A prescindere dal rapporto non-rapporto che esiste tra me e mia madre, a prescindere dal fatto che il suo atteggiamento è uno dei motivi per i quali una manciata di anni fa pensavo di farla finita, a prescindere dal fatto che non può tirarmi addosso i suoi fallimenti personali ho una cosa da dire:

genitori, abbiate fiducia nei vostri figli
Perché penso a Margherita, splendida mamma che ho conosciuto tramite Donne che Emigrano all'Estero, e al modo gentile con il quale educa i suoi due bambini, all'empatia con la quale decora il loro rapporto,…

|| Auf dem Weg || Free Spirit Ericeira

Donne che emigrano all'estero, oltre ad offrire una piattaforma a molte di noi, permette di creare tutta una serie di rapporti di amicizia e/o collaborazioni che hanno contribuito a renderci persone non solo culturalmente ricche ma, in qualche modo, ci ha avvicinati quasi facessimo tutti parte di una famiglia allargata. Per questo, oggi, mi piacerebbe parlarvi di Valentina, expat attualmente residente in Portogallo, e del suo ultimo successo: la Guest House Fruiee Spirit Ericeira.  Insomma, senza ulteriori indugi, le lascio la parola. Buona lettura!
Buongiorno Valentina, innanzitutto ti andrebbe di presentarti ai lettori di „Hopeless Wanderer“?
Buongiorno a tutti e grazie a te Samanta per avermi dedicato questo spazio. Sono umana, sognatrice e una curiosa viaggiatrice. Sono al mio secondo espatrio, vivo in Portogallo da circa un anno e da sei mesi in una località sulla costa atlantica: Ericeira, mecca del surf a 40 minuti da Lisbona. Ho aperto una piccola guest house, alla quale sto …