Passa ai contenuti principali

|| Auf dem Weg || Cabo da Roca

L'insostenibile leggerezza dell'essere.

Ci sono momenti in cui mi convinco che nulla, ma proprio nulla, accade per caso. A maggio dell'anno scorso, durante una breve vacanza a Lisbona, ne ho approfittato per fare un giro dei dintorni accompagnata da altri tre ragazzi che soggiornavano presso il mio stesso ostello. A scarrozzarci in lungo e in largo con il suo meraviglioso van bianco, c'era un collaboratore della struttura in questione che, tra una chiacchiera e l'altra, ci ha fatto scoprire un sacco di piccole curiosità sulle varie città che abbiamo visitato.
Cabo da Roca è stata l'ultima tappa del nostro tour, prima di tornare a Lisbona seguendo la costa e godendoci il sole del tardo pomeriggio. Si tratta del punto più ad ovest dell'Europa Continentale, o perlomeno così ce lo ha introdotto lui. È un lembo di terra costantemente spazzato dal vento, dove il sole si riflette sulla superficie dell'Oceano e fa quasi male alla retina, tanto è luminoso. È un pezzetto di mondo dove mille culture diverse si incontrano, incuriosite dall'evidente nomea del posto. Paradossalmente, allo stesso modo, è un luogo incredibilmente solitario, dove ognuno ha la possibilità di mettere in ordine i propri pensieri e chiedere consiglio alle onde e alla brezza. Con il suo soffiare impetuoso, poi, quest'ultima pare in grado di spazzare dubbi, mezze verità, parole non dette. Ti lascia nudo e tremante, privo di corazze eppure sorridente. Il sole, su quella rocca, ti ammalia con la promessa di scaldarti e tu, curioso viaggiatore, ci credi.
Non credo fosse un caso mi trovassi a Cabo da Roca quel giorno, sfidando la mia proverbiale riservatezza e unendomi a un gruppo di sconosciuti. Non lo è stato nemmeno superare i miei limiti in favore di un pomeriggio che tutt'ora ricordo con affetto. È stato come se quel vento impetuoso mi avesse liberata di uno strato dell'enorme corazza che spesso ho attorno, lasciandomi fragile e piena di voglia di mettermi alla prova. In un certo qual modo è stato come rinascere almeno un pochino, tra le acque dell'oceano e con il sole a scaldarmi a pelle. È stato come riscoprirsi più forti di quanto non si credesse e, grazie a questa forza nuova, ripartire alla conquista del mondo piena di voglia di fare e di scoprire angoli di questo mondo che, nonostante la tossica ingratitudine dell'essere umano, non smette di ammaliarmi.

Piccola nota di servizio: mi sono finalmente decisa ad aprire una pagina Facebook che ospiterà i contenuti di Hopeless Wanderer, magari qualche foto random e qualche articolo interessante. Che ne dite di cliccare "Mi piace"? ;-)

Commenti

  1. Ciao Samanta, ho letto questo post con gli occhi a cuore! Sei stata bravissima nel descrivere l'atmosfera e le sensazioni che si sperimentano in questo posto speciale del Portogallo!
    Sa che anche io a Cabo da Roca ho avvertito l'esigenza di mettermi alla prova?! Complimenti ancora per la stesura di questo post! Mi hai riportata in un posto del cuore :)

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

|| Expat - Life || Soffitti di vetro

Qualche tempo fa, a lavoro, è successa una cosa abbastanza triste. Un cliente, noto per essere particolarmente difficile e poco amato dall'intero staff, ha aspettato io andassi poco distante per posare un paio di tazze, prima di rivolgersi alla mia collega chiamandomi "die Ausländerin", ossia la straniera. In quattro anni abbondanti che abito qui, davvero, è stata la prima volta in cui qualcuno non mi ha chiamata per nome ma mi ha additata in quel modo. Pochi giorni dopo è successo una seconda volta: un cliente, evidentemente alticcio, mi ha additata dicendo che fosse lento a capire non per via dell'alcool che aveva trangugiato ma a causa del mio accento. Questi sono gli unici due casi in cui il mio non essere "autoctona" è stato additato quindi, rispetto a persone di colore o dai lineamenti non caucasici, posso ritenermi privilegiata. Probabilmente è stato a causa del fatto io sia arrivata in un posto che mi ha fatta subito sentire a casa, ma ho comunque …

Lasciami andare madre

Ho appena concluso una telefonata allucinante con mia madre. Una di quelle alle quali, nonostante tutte le sedute di terapia di questo mondo, non ero preparata.
In una manciata di minuti, mi sono sentita tirare addosso parole come "non avrai mai una carriera", "non finisci mai nulla", "butti anni di sacrifici nel cesso", "non so più cosa fare con te", "con te non c'è proprio speranza". A prescindere dal rapporto non-rapporto che esiste tra me e mia madre, a prescindere dal fatto che il suo atteggiamento è uno dei motivi per i quali una manciata di anni fa pensavo di farla finita, a prescindere dal fatto che non può tirarmi addosso i suoi fallimenti personali ho una cosa da dire:

genitori, abbiate fiducia nei vostri figli
Perché penso a Margherita, splendida mamma che ho conosciuto tramite Donne che Emigrano all'Estero, e al modo gentile con il quale educa i suoi due bambini, all'empatia con la quale decora il loro rapporto,…

|| Auf dem Weg || Free Spirit Ericeira

Donne che emigrano all'estero, oltre ad offrire una piattaforma a molte di noi, permette di creare tutta una serie di rapporti di amicizia e/o collaborazioni che hanno contribuito a renderci persone non solo culturalmente ricche ma, in qualche modo, ci ha avvicinati quasi facessimo tutti parte di una famiglia allargata. Per questo, oggi, mi piacerebbe parlarvi di Valentina, expat attualmente residente in Portogallo, e del suo ultimo successo: la Guest House Fruiee Spirit Ericeira.  Insomma, senza ulteriori indugi, le lascio la parola. Buona lettura!
Buongiorno Valentina, innanzitutto ti andrebbe di presentarti ai lettori di „Hopeless Wanderer“?
Buongiorno a tutti e grazie a te Samanta per avermi dedicato questo spazio. Sono umana, sognatrice e una curiosa viaggiatrice. Sono al mio secondo espatrio, vivo in Portogallo da circa un anno e da sei mesi in una località sulla costa atlantica: Ericeira, mecca del surf a 40 minuti da Lisbona. Ho aperto una piccola guest house, alla quale sto …