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|| Expat-Life || - || How to || And the rest is drag

Una delle prima cose che mi vengono in mente, parlando di espatrio, è la mole di scatoloni e valigie che vedo entrare e uscire dalla palazzina dove abito ogni volta che qualcuno - principalmente studenti...ah, la gioventù.. - si trasferisce o se ne va. Che si tratti di un semplice trasloco o di un - meno semplice - espatrio, decidere cosa portare con sé e cosa - invece - lasciarsi alle spalle - provvisoriamente o in via definitiva - può essere arduo. 

Ma come fare a scegliere? 
Ecco un paio di domande che potrebbero aiutarvi a scegliere cosa portare con voi e cosa - invece - lasciarvi alle spalle.

Mi serve? Sembra una domanda banale ma non lo è. Oltretutto, a ben pensarci, si tratta di un concetto che possiamo applicare un po' a tutto. Che me ne faccio di un pareo se mi trasferisco in Norvegia? Mi occorrerà un piumino pesante alle Canarie? E il soprammobile di porcellana? Credetemi quando vi dico che in Italia ho tonnellate di roba. Dai soprammobili ai complementi d'arredo alle stoviglie pop art, c'è davvero di tutto. Spesso mi dico che dovrei aprire un banchetto al mercato delle pulci e probabilmente ne ricaverei parecchio.. Soprattutto se non siete sicuri di rimanere per un periodo maggiore a un paio d'anni, ridurre i vostri bagagli alle cose veramente utili e limitare il resto può essere una scelta saggia.


Mi fa felice? Un altro quesito che alcuni ritengono stupido ma che io invece trovo essenziale. Vi faccio un esempio: immaginate di star tornando a casa dopo una giornata passata a discutere con alcuni colleghi e i nervi a fior di pelle. Entrate in casa e nell'ingresso vedete il piattino su cui poggiate le chiavi che avete comprato con alcune amiche durante un week-end a Parigi last minute. Sorridete dei bei ricordi, posate le chiavi e decidete che una doccia calda, un the ed un messaggio vocale alle suddette amiche fanno decisamente al caso vostro. Avreste sorriso lo stesso si fosse trattato di un souvenir regalatovi dal lontano parente XY che avete portato con voi solo per sottrarvi allo sguardo contrariato di vostra madre - o vostra nonna - che vi dice "non si fa, non va bene, ma ti pare"? Appunto.

Voglio portarlo con me? Per tante persone partire significa riniziare da capo, avere la possibilità di fare reset e ripartire da zero. In quel caso, gli asciugamani che qualcuno teneva da parte per il vostro corredo o la coperta di lana che dovete assolutamente portare - che non si sa mai! - potrebbero impedirvelo. Ricominciare alle vostre condizioni spesso significa trovarsi di fronte all'irritazione di amici, familiari e conoscenti che interpretano male il vostro rifiuto. Non si tratta di ingratitudine ma di priorità, non di maleducazione ma di necessità. Siate pazienti, sorridete e andate avanti.

E tutto il resto? Un ottimo sistema è quello delle tre scatole - ossia "conservare, dare in beneficenza, buttare via" - ma potete anche scegliere di aggiungere una quarta categoria - ad esempio "rivendere" - ed organizzare una specie di garage sale prima di partire. Perché no?

Ricordate una cosa: le cose veramente importanti non le portiamo solo con noi ma dentro di noi. Un ricordo, un'emozione speciale: queste sono le cose che contano. Avete la possibilità di lasciarvi alle spalle tutto quello che vi opprime, che vi pesa sulle spalle, che non vi sembra necessario o non vi fa sentire felici e/o realizzati... perché non approfittarne?

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