Passa ai contenuti principali

|| Expat-Life || 5 cose di cui liberarsi prima di trasferirsi all'estero


Jenny Mustard – autrice insieme al compagno David del blog maximal life for the minimalist - ha pubblicato di recente un video dal titolo “Cinque cose di cui non avete bisogno”, mostrando gingilli con cui tendiamo a riempirci la casa ma dei quali raramente abbiamo bisogno.

Seguendo questa linea di pensiero mi piacerebbe parlare delle cinque cose di cui occorrerebbe liberarsi prima di trasferirsi all’estero.

1 – I pregiudizi: sono tanti, spesso troppi e – soprattutto – sono dei banalissimi luoghi comuni. Un esempio? A Parigi non ho visto mandrie di selvaggi con le baguette sotto l’ascella, così come non ho incontrato frotte di bambini scalzi e sporchi in Irlanda. I tedeschi supponenti e in preda al complesso di Napoleone che ho incrociato sono stati pochissimi e i francesi che mi hanno guardato male perché nonostante anni di studio io parli "solo" come una francese del sud erano in realtà una minoranza un po' cretina e tanto - tanto! - giovane. Sarà fortuna? Io non credo…
2 – La convinzione di saper fare tutto meglio a prescindere: da quando mi sono trasferita c’è una frase che non ho ancora smesso di sentire. “Eh, ma come lo facciamo noi in Italia…” Dal caffè al pane alle rotonde (!!!) ce n’è davvero per tutti i gusti. Io non credo che all'Estero facciano tutto meglio, né credo facciano tutto peggio. Fanno quello che possono e fintanto che io mi trovo bene nel luogo in cui ho scelto di posare le ossa per un po' non vedo cosa ci sia da lamentarsi.
3 – La convinzione che in Italia sia tutto peggio: trasferirsi all’estero significa guadagnare prospettiva, non solo distanza. Significa rendersi conto che spesso in alcuni settori “si fa quello che si può” e che non sempre l’erba del vicino è più verde. Onestamente, credo che una volta messa la giusta distanza tra noi e i nostri fantasmi tutto quello che ci rimanga da provare siano un po' di simpatia e un po' di indulgenza. Una volta arrivati a questo punto, non ci resterà che guardare al nostro Paese con occhi diversi e con un sorriso, seppure un po' amaro.
4 – La routine quotidiana: sembrerà banale ma non lo è. Pensateci: arrivare in un paese straniero non significa solo cambiare casa. Significa anche entrare in contatto con una realtà diversa che in qualche modo dobbiamo accettare. Dagli orari della posta alle abitudini locali passando per i vari impegni che in qualche modo entreranno a far parte del quotidiano, fermarsi a rimpiangere l’Ape(ritivo) delle 18:00 non ci aiuterà di certo.
5 – La convinzione di potercela fare a prescindere: questa, di base, è una delle ragioni per cui tanti tornano a casa dopo pochi mesi con le tasche vuote, gli occhi gonfi di lacrime e - spesso - il cuore pieno di rancore nei confronti del Paese in cui non sono riusciti a farcela. Trasferirsi all'estero non è facile. È impegnativo ma appassionante, perché ti permette di sfidare i tuoi stessi limiti e di conoscere parti di te che prima non conoscevi. Occorre darsi da fare, rispolverare l'arte del compromesso (prima di tutto con noi stessi) e non perdere mai la voglia di mettersi in gioco. Nel momento in cui si smette di credersi "vincenti a prescindere" e si decide di attuare la strategia necessaria a vincere, credetemi, le cose prenderanno il giusto corso.

E voi? Quali sono le cose che "avete lasciato" prima di partire all'avventura?

Piccola nota di servizio: mi sono finalmente decisa ad aprire una pagina Facebook che ospiterà i contenuti di Hopeless Wanderer, magari qualche foto random e qualche articolo interessante. Che ne dite di cliccare "Mi piace"? ;-)


Commenti

  1. Condivido in pieno il tuo articolo, aggiungendo solo che bisogna disporre di una grande capacità di adattamento: i costumi, le abitudini, i ritmi dono diversi dai nostri e siamo noi che dobbiamo abituarci a rispettarli, in quanto ospiti a casa di altri. Rimpiangeremo sempre un po' la famiglia, gli Amici - quelli veri -, le consuetudini cui eravamo abituati, ma dovremo anche imparare ad apprezzare, senza pregiudizi, i nuovi modi di vita delle comunità che ci accolgono. Solo così, riusciremo ad integrarci veramente, mantenendo comunque salde e non rinnegando , le nostre radici!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Buongiorno e grazie per il tuo intervento! Concordo in pieno e aggiungo che, spesso, trovare un equilibrio tra queste due tendenze (l'integrazione-adattamento e l'amore per le proprie radici) non è facile ma, una volta raggiunto beh... è tutta un'altra vita. Un caro saluto!

      Elimina
  2. Anche noi stiamo pensando di trasferirci ed effettivamente non è tutto oro ciò che luccica.
    Se si vuole fare un cambiamento ci sono sempre cose positive e negative, bisogna lasciarsi alle spalle delle abitudini, adattarsi e rendersi conto che forse le novità ci cambiano.
    Io penso che possa essere un arricchimento e che il cambiamento porti con sè maturazione e ci permetta di vedere e capire meglio ciò che abbiamo vissuto fino a questo momento.
    I soldi non sono l'obbiettivo, l'arricchimento culturale e ideologico sono il must.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. FINALMENTE qualcuno che vede l'espatrio come un arricchimento personale e non come la possibilità di riempirsi un poco le tasche...! Non so quanto possa stupire, ma la maggior parte delle persone (citando ogni telegiornale Mediaset a macchinetta) parla di soldi, soldi, soldi. Certo, anche quelli ci vogliono ma vogliamo mettere tutto quello che si può imparare da una nuova cultura?
      Buona fortuna, riusciste a trasferirvi. Da un lato - come hai giustamente sottolineato - non è tutto oro ciò che luccica ma dall'altro - credimi - è evidente quanto una nuova cultura spalanchi non solo porte ma anche portoni..!

      Elimina
  3. Per quanto mi riguarda non sono mai tornata in Italia, dopo esperienze estere, con il portafoglio pieno, anzi. Sono tornata pero' ricchissima dentro, imparando a non giudicare, a essere molto flessibile, e come dice l'autrice del post, a vedere le cose da una prospettiva diversa. Bellissimo articolo, grazie per averlo messo nero su bianco :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Centri sempre il punto, Federica, niente da dire. La ricchezza non ha nulla a che vedere col denaro e esperienze di questo tipo magari non contribuiscono al portafoglio ma, sicuramente, ci rendono almeno un po' migliori. Un abbraccio! :*

      Elimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

|| Expat - Life || Soffitti di vetro

Qualche tempo fa, a lavoro, è successa una cosa abbastanza triste. Un cliente, noto per essere particolarmente difficile e poco amato dall'intero staff, ha aspettato io andassi poco distante per posare un paio di tazze, prima di rivolgersi alla mia collega chiamandomi "die Ausländerin", ossia la straniera. In quattro anni abbondanti che abito qui, davvero, è stata la prima volta in cui qualcuno non mi ha chiamata per nome ma mi ha additata in quel modo. Pochi giorni dopo è successo una seconda volta: un cliente, evidentemente alticcio, mi ha additata dicendo che fosse lento a capire non per via dell'alcool che aveva trangugiato ma a causa del mio accento. Questi sono gli unici due casi in cui il mio non essere "autoctona" è stato additato quindi, rispetto a persone di colore o dai lineamenti non caucasici, posso ritenermi privilegiata. Probabilmente è stato a causa del fatto io sia arrivata in un posto che mi ha fatta subito sentire a casa, ma ho comunque …

Lasciami andare madre

Ho appena concluso una telefonata allucinante con mia madre. Una di quelle alle quali, nonostante tutte le sedute di terapia di questo mondo, non ero preparata.
In una manciata di minuti, mi sono sentita tirare addosso parole come "non avrai mai una carriera", "non finisci mai nulla", "butti anni di sacrifici nel cesso", "non so più cosa fare con te", "con te non c'è proprio speranza". A prescindere dal rapporto non-rapporto che esiste tra me e mia madre, a prescindere dal fatto che il suo atteggiamento è uno dei motivi per i quali una manciata di anni fa pensavo di farla finita, a prescindere dal fatto che non può tirarmi addosso i suoi fallimenti personali ho una cosa da dire:

genitori, abbiate fiducia nei vostri figli
Perché penso a Margherita, splendida mamma che ho conosciuto tramite Donne che Emigrano all'Estero, e al modo gentile con il quale educa i suoi due bambini, all'empatia con la quale decora il loro rapporto,…

|| Auf dem Weg || Free Spirit Ericeira

Donne che emigrano all'estero, oltre ad offrire una piattaforma a molte di noi, permette di creare tutta una serie di rapporti di amicizia e/o collaborazioni che hanno contribuito a renderci persone non solo culturalmente ricche ma, in qualche modo, ci ha avvicinati quasi facessimo tutti parte di una famiglia allargata. Per questo, oggi, mi piacerebbe parlarvi di Valentina, expat attualmente residente in Portogallo, e del suo ultimo successo: la Guest House Fruiee Spirit Ericeira.  Insomma, senza ulteriori indugi, le lascio la parola. Buona lettura!
Buongiorno Valentina, innanzitutto ti andrebbe di presentarti ai lettori di „Hopeless Wanderer“?
Buongiorno a tutti e grazie a te Samanta per avermi dedicato questo spazio. Sono umana, sognatrice e una curiosa viaggiatrice. Sono al mio secondo espatrio, vivo in Portogallo da circa un anno e da sei mesi in una località sulla costa atlantica: Ericeira, mecca del surf a 40 minuti da Lisbona. Ho aperto una piccola guest house, alla quale sto …