Passa ai contenuti principali

La terra trema amore mio...

Ieri notte si è verificato l'ennesimo terremoto nel centro Italia. Morti, calcinacci, distruzione...
Ricordo distintamente che quando ero piccolina e andavo alle scuole elementari la mia maestra ci spiegò che noi potevamo stare tranquilli perché non eravamo una zona a grande rischio sismico... ora mi chiedo che ne sia stata di tutta quella tranquillità, se lo abbia fatto per placare la nostra immaginazione di bambini, se davvero all'epoca dei fatti - quasi 20 anni fa - fosse così.
Uno dei borghi più belli d'Italia è caduto giù, le cento chiese di Amatrice non ce l'hanno fatta...
Probabilmente suona ridicolo in confronto alla morte che questo episodio ha causato, ai feriti che ci sono stati e alle conseguenze psicologiche, eppure mi viene da pensare a quel borgo ormai diroccato e mi si riempie il cuore di tristezza.
Di fronte a un mondo che va sempre avanti, non riesco a non fermarmi un momento a piangere anche queste rovine, questo piccolo paese che non sarà mai più come prima, l'ennesimo luogo che non potrà più accogliere viaggiatori entusiasti e fotografi della domenica come me.
E mi piange il cuore, davvero.


Commenti

Post popolari in questo blog

||Expat-Life|| - ||How to||: Tedesco.. amo et odio

Trasferirsi in un paese straniero ci mette di fronte a tutta una serie di ostacoli, primo tra tutti quello della lingua.
Il tedesco, di per sé, non è una lingua difficile. Meglio: non è difficile se la gente smettesse di piagnucolare al ritmo di “ma è così complicato… perché non posso parlare in inglese? È cortesia verso gli ospiti, dopotutto…”. A differenza delle lingue romanze conserva una sua logica ed una struttura sufficientemente rigida da permettere in poco tempo di costruire frasi elementari ma comprensibili.
Ma come impararla?
Premessa: io ho iniziato ad avvicinarmi al tedesco a 16 anni, a scuola. Di quei due anni di lingua e uno di letteratura conservo nell’ordine la traduzione in tedesco di “visione del mondo” (Weltanschauung), “provenienza” (Staatsangehörigkeit) e un amore spassionato per Christa Wolf, Herman Hesse e Reiner Maria Rilke.
Ho continuato con il tedesco all’università ma – dovendo mantenermi gli studi e abitando a 90 km dall’ateneo – non ho mai avuto la possibili…

|| Expat-Life || 5 cose di cui liberarsi prima di trasferirsi all'estero

Jenny Mustard – autrice insieme al compagno David del blog maximal life for the minimalist - ha pubblicato di recente un video dal titolo “Cinque cose di cui non avete bisogno”, mostrando gingilli con cui tendiamo a riempirci la casa ma dei quali raramente abbiamo bisogno.
Seguendo questa linea di pensiero mi piacerebbe parlare delle cinque cose di cui occorrerebbe liberarsi prima di trasferirsi all’estero.
1 – I pregiudizi: sono tanti, spesso troppi e – soprattutto – sono dei banalissimi luoghi comuni. Un esempio? A Parigi non ho visto mandrie di selvaggi con le baguette sotto l’ascella, così come non ho incontrato frotte di bambini scalzi e sporchi in Irlanda. I tedeschi supponenti e in preda al complesso di Napoleone che ho incrociato sono stati pochissimi e i francesi che mi hanno guardato male perché nonostante anni di studio io parli "solo" come una francese del sud erano in realtà una minoranza un po' cretina e tanto - tanto! - giovane. Sarà fortuna? Io non credo… 2 …

|| Expat-life || Elogio alla lentezza

Tutti abbiamo bisogno di dedicare qualche ora alla lentezza. Me ne sono ricordata oggi, mentre preparavo un ragù di lenticchie che - proprio come quello tradizionale - ha bisogno di tempo per assorbire i sapori e cuocere a dovere.  Me ne sono resa conto qualche giorno fa quando un cliente ha ordinato un espresso e lo ha bevuto letteralmente appoggiato al carrello porta-vassoi, perché non aveva tempo.  Me ne ricordo ogni volta che, dopo il lavoro, abbandono smartphone e tecnologia per dedicarmi a un libro oppure per godermi un bagno caldo.  Quando mi sono trasferita all'estero, presa dalla frenesia di capire che direzione volessi prendere, ho riempito ore intere di faccende a volte persino inutili. Ho corso anche quando avrei potuto camminare, ho annaspato quando invece avrei potuto respirare a pieni polmoni. Me ne rendo conto molto spesso, confrontandomi con tante persone diverse a lavoro o nel quotidiano: abbiamo questa paura irrazionale di non fare abbastanza, di non riempire l…