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"Donne che emigrano all'estero" goes Huffington Post!


Il progetto “Donne che emigrano all’estero” ha sempre più spazio e io – che contribuisco al sito come articolista – non posso che esserne tanto – TANTO – soddisfatta. Perché sono pagine che mi hanno subito fatta sentire “accolta” e scrivere è quanto di più terapeutico possa esserci.

Scrivere come terapia, scrivere per far uscire i cattivi pensieri dalla testa, scrivere per toccare cuori e anime, scrivere per (ri)entrare in contatto con noi stessi, scrivere per non dimenticarci MAI chi siamo, cosa abbiamo raggiunto, cosa possiamo ancora fare.


Proprio oggi è uscita un’intervista dell’Huffington Post Italia – mica pizza e fichi, e nemmeno bruscolini ;-) – a Katia, donna formidabile e fondatrice del progetto “Donne che Emigrano all’estero”. Quella di Katia è un’analisi lucida e chiara del tema “Donne expat”, un piccolo spaccato di vita che troppo spesso viene ignorato per lasciar spazio alle vicende di uomini-operai-architetti-meccanici alla ricerca del fantomatico – e forse un po’ inflazionato – futuro migliore. Come non riconoscersi, poi, in queste bellissime parole?
“[…]è questo il punto chiave dell’essere emigrate: tenere in equilibrio le emozioni – che si decuplicano in un ambiente nuovo - vivendole senza esserne sopraffatte. Ad una donna “felicemente” emigrata invece non credo di avere consigli da dare. Se però fosse infelice le direi di rimettersi di nuovo in discussione e ancora una volta in viaggio, se fosse necessario per trovare un miglior equilibrio ed una maggiore serenità.”

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