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#amoredimmelo

L'undici ottobre - ormai lo sanno quasi tutti - è la giornata mondiale del Coming-Out.
Non un'occasione per mettersi sul balcone e urlare "Sorpresa!" sventolando una bandiera arcoabaleno - intendiamoci! - bensì un modo per ricordarci il nostro diritto - o diritto/dovere? - a essere fedeli a noi stessi e a volerci bene al punto da vivere la nostra verità. Tutto questo - naturalmente - sempre secondo le circostanze con le quali dobbiamo quotidianamente fare i conti.
Insomma... la rete è piena di storie bellissime ma anche di vicende decisamente incresciose, dove a farla da padroni sono famiglie intolleranti che fanno dell'omosessualità di un figlio una questione personale e spesso anche un disonore. Fate attenzione, tutelatevi e andrà tutto - se non benissimo - perlomeno meglio di quanto non avrebbe potuto essere in caso lo aveste fatto seguendo l'impulso del momento.

Quando ho preso il coraggio a due mani e l'ho detto a mia madre, l'ho fatto perchè ero stanca di mentire o di dover omettere dettagli sulla mia vita privata in famiglia. L'ho fatto però con la sicurezza di non dover vivere sotto lo stesso tetto con loro, ma a 1100 km di distanza, e di avere una rete di supporto non indifferente, fatta di amici davvero speciali e - ognuno a modo proprio - sempre presenti.
E' stato facile? No. Avevo le mani che tremavano (e stringevo un volante. Ancora non ho capito come siamo sopravvissute senza portarci un pezzo del guard-rail dell'A6 a casa), speravo che l'adrenalina post-concerto del cantante preferito di mia madre le avesse lasciato endorfine sufficienti a attutire il colpo e - non ridete! - presa dal panico ho persino cercato di metterla sul ridere.
Lei, come se niente fosse, si è stretta nelle spalle e mi ha detto qualcosa sul genere "Ah, sì. Beh, lo immaginavo. Va bene. Ciao".
La fetente! Io sudavo freddo e lei se la ridacchiava sotto i baffi.

Ci riflettevo prima. Onestamente credo che il coming out più difficile, spesso, sia quello con noi stessi. Abbiamo idee quasi preconcette su quello che vogliamo da noi stessi, quello che vogliamo fare della nostra vita, quello che spesso pensiamo di dover essere. Una volta fatta pace con l'idea che tante volte è l'inaspettato a regalarci i momenti e le emozioni più belle, il gioco si fa un poco meno complesso. Solo un poco. In ogni caso, poi, vale sempre la pena di essere giocato. Fidatevi. ;-)

Vi lascio con un video *meraviglioso* fatto dall'Agedo per questa giornata speciale. Pure a me che ho ormai il cuore rinsecchito e petulante, ha strappato un sorriso commosso. Questi sono i genitori che ho avuto in dono, questo è il tipo di genitore che - se mai avessi un figlio - vorrei essere.



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