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|| Expat-Life || Eins, zwei, Polizei

Ripensandoci, suppongo che lasciare questo posto senza essere passata almeno una volta per la stazione di polizia non fosse nelle carte. Era un'esperienza, quella di compilare una denuncia contro ignoti, che a quanto pare dovevo ancora  fare ergo: Eins, zwei, Polizei. 

Ieri sera sono scesa in cantina, decisa a posare due scatole con qualche libro che ho scelto di lasciare qua. Ad attendermi, ho trovato una piccola grande sorpresa: la porta era aperta e il lucchetto a terra in due pezzi, probabilmente aperto con una qualche tenaglia. Ho letteralmente buttato le mie scatole su un piano di metallo, guardato intorno et voilà: una bicicletta del mio coinquilino è sparita. Il resto sembra essere in ordine, le due BMX ci sono ancora e le restanti cianfrusaglie pure. Okay, riflettendoci un secondo, forse manca una ruota di non so nemmeno cosa, perché ne conto solo tre e mi chiedo a cosa servano tre ruote diverse. Misteri, suppongo. Corro su, recupero un lucchetto che meditavo di buttare,…
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|| Expat Life || Berlino, ossia la gratitudine delle amicizie speciali

Un paio di giorni fa sono andata a Berlino, a salutare un'amica prima della grande partenza. Una giornata (e mezza) partita bene, proseguita discutibilmente e finita bene. Insomma: non posso lamentarmi.

Una giornata (e mezza) che mi ha fatto sorridere delle coincidenze-non-coincidenze, dell'ironia delle cose e della cover peggiore che mai abbia ascoltato di una canzone che, invece, adoro.  Sono partita con tutta l'intenzione di fotografare la cupola del Reichstag e l'interno, avevo persino prenotato la visita ma a causa di un guasto dell'autobus sono arrivata con dieci minuti di ritardo. Ergo: nada. Nada che si è trasformato in una mini-passeggiata per il Tiergarten e in una pausa all'ombra con un libro in mano e, subito dopo, un caffè ghiacchiato.  Dopo cena, siamo finite davanti all'isola dei Musei, sedute su una panchina a chiacchierare e ridacchiare della cover di cui sopra, avvolte dalle luci calde delle lanterne disseminate un po' ovunque. Quell&…

|| Expat-Life || Ahoi

Ieri ho detto "Ahoi" (addio) al mio coinquilino. L'ho abbracciato stretto e gli ho detto di prendersi cura di sé, di mangiare qualcosa di diverso da pizze surgelate e toast ogni tanto, di rispondere ai miei messaggi. 


La sera prima ci siamo concessi l'ultima cena insieme e ce la siamo goduti sul balcone. Pizza surgelata, come piace a lui, e una bottiglia di vino bianco toscano, come piace a me. Per farlo contento, ho persino pucciato una crosta di pizza nella maionese come fa sempre lui, prima di assaggiarla e decretare che no, non è poi così male. Abbiamo chiacchierato, parlato di Italia, progetti, idee per il futuro, persino di politica. In quelle due ore, un po' come una mamma forse, ho realizzato che è cresciuto, in questi due anni. Che nonostante sia un po' inaffidabile e a volte dimentichi le cose importanti, è un ragazzo d'oro. Quello spilungone un po' buffo che, come me, girava per casa in mutande e ascoltava musica alle ore più improbabili. …

|| Expat-Life || La teoria dell'Überbackenes

In Germania, praticamente ogni cosa è überbacken, ossia gratinata con del formaggio. Ma proprio tutto, eh. Per ridere, ogni tanto il mio coinquilino riflette sul fatto mangerebbe anche una scarpa, se questa fosse decentemente überbacken. Oggi, ad esempio, per svuotare il frigo Sarah (che al momento vive con noi) ha tirato fuori tutta una serie di verdure lessate, imburrato una teglia e aggiunto delle patate tagliate a fette sottili. A fine cottura, poi, ha aggiunto l'immancabile formaggio. Quelli che sarebbero altrimenti stati resti destinati in un paio di giorni al bidone dell'umido sono diventati, quindi, un piatto degno di nota, da mangiare accompagnato da un bicchiere di vino e un paio di chiacchiere. 

A ben pensarci, quella dell'überbacken non è solo una modalità ingegnosa di riciclare avanzi e preparare cose sfiziose ma, a modo proprio, quasi un modo di vedere le cose. Di affrontare la vita. Di fare, come si suol dire, di necessità virtù. Insomma, una teoria-non-teor…

Hannah Gadsby: Nanette

Quando Gadsby condivide le sue strazianti esperienze di violenza e abuso, dice qualcosa che da allora mi è rimasto in testa: "Non c'è nulla di più forte di una donna distrutta che è riuscita a ricostruire se stessa". Un silenzio pesante aleggiava tra il pubblico, io ho trattenuto il respiro con loro. Eccolo: il permesso di essere a pezzi e di ascendere da quel luogo di dolore e lutto, più forte di prima. Questo passaggio mi ha colpita al cuore, facendomi riconsiderare il modo in cui ho raccontato la mia storia e il fatto che guarire richieda vulnerabilità. Meaghan Wray (*)

Finalmente, dopo giorni passati a dire "Devo ancora guardarlo, mannaggia!", mi sono concessa un'ora abbondante tutta per me - senza telefono, social media, impegni - e ho deciso di guardare "Nanette", lo stand-up comedy show di Hannah Gadsby. Pur iniziando con toni i toni leggeri della commedia, il monologo si fa poco a poco più serio e tocca temi importanti quali la violenza su…

Di energie e Verschenkregal

A volte sono i flussi di energia che immettiamo in questo mondo, a fare la differenza. Ci riflettevo ieri mentre, sperando non iniziasse a piovere per l'ennesima volta per poi smettere dopo nemmeno dieci minuti, andavo a comprare il latte nel negozio che lo vende alla spina. Poco distante, infatti, i proprietari di un negozio eco-friendly hanno installato un cosiddetto Verschenksregal ossia uno scaffale su cui lasciare oggetti che non utilizziamo più e che, invece di buttare, possiamo destinare a qualcuno che ne ha bisogno.
Un post condiviso da Samanta Berruti (@sam_whity) in data: Lug 12, 2018 at 6:52 PDT
Mentre sto cercando di fare ordine mentale e prepararmi almeno un poco a questo ennesimo giro di vite che ho scelto per me stessa, ho deciso di adottare lo stesso approccio. Tutto ciò che non porterò con me e che mi appartiene (alcuni strofinacci o utensili da cucina appartengono alla mia belligerante famiglia e verranno ospitati in cantina) verrà regalato a qualcuno che si occu…

Lasciami andare madre

Ho appena concluso una telefonata allucinante con mia madre. Una di quelle alle quali, nonostante tutte le sedute di terapia di questo mondo, non ero preparata.
In una manciata di minuti, mi sono sentita tirare addosso parole come "non avrai mai una carriera", "non finisci mai nulla", "butti anni di sacrifici nel cesso", "non so più cosa fare con te", "con te non c'è proprio speranza". A prescindere dal rapporto non-rapporto che esiste tra me e mia madre, a prescindere dal fatto che il suo atteggiamento è uno dei motivi per i quali una manciata di anni fa pensavo di farla finita, a prescindere dal fatto che non può tirarmi addosso i suoi fallimenti personali ho una cosa da dire:

genitori, abbiate fiducia nei vostri figli
Perché penso a Margherita, splendida mamma che ho conosciuto tramite Donne che Emigrano all'Estero, e al modo gentile con il quale educa i suoi due bambini, all'empatia con la quale decora il loro rapporto,…