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Recensione: Piccolo manuale sull'aspettativa di una travel blogger appena tornata (P. Bertoni)

“Piccolo manuale sull'aspettativa di una travel blogger appena tornata” è il tentativo ben riuscito di Paola Bertoni, autrice del Blog “Pasta Pizza Scones”, di spiegarci come ottenere un periodo di aspettativa non retribuita e prenderci così una pausa dal nostro lavoro dipendente. Una premessa, in ogni caso, è d'obbligo: il libro è indirizzato ai lavoratori con un contratto di lavoro indeterminato. L'autrice mi ha generosamente concesso di leggere (gratuitamente!) il manoscritto in anteprima, chiedendomi solamente di lasciarle le mie impressioni in merito. Ergo, eccole qui! Innanzitutto, si tratta di un libro incredibilmente semplice e, considerando tratti di burocrazia, la semplicità con la quale tutto viene chiarito è sicuramente un punto a favore. Se da un lato alcuni argomenti potrebbero, eventualmente, necessitare di un approfondimento maggiore, dall'altro la difficoltà del parlare di legislazioni rende spesso necessaria la filosofia dell' “imparare solo quant…
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|| Auf dem Weg || Le Feegrotten a Saalefeld

Saalefeld è una piccola cittadina in Turingia della quale, nemmeno a dirlo, non si parla mai. Io stessa, in quattro anni abbondanti che sono qui, non ci sono mai stata e non ne ho mai sentito parlare se non in contesti del tipo "Il mio ex abita a Saalefeld" oppure "Un'amica si è trasferita qui da Saalefeld". Insomma, pare che non ci sia molto da fare e/o da vedere. In ogni caso, poco distante da quello che potremmo definire il centro cittadino, c'è qualcosa che val la pena visitare: le Feegrotten, o Grotte della Fata. Si tratta di un complesso molto piccolo, visitabile solo con una guida, che però è riuscito a catturare la mia attenzione più di una volta. Dopo aver ricevuto un mantello (ed un cappello, se le temperature lo rendono necessario), si entra nelle grotte e si inizia la visita vera e propria, che dura circa 40 minuti. In questo lasso di tempo viene chiarito che tipo di minerale si trova, tutt'ora, all'interno delle grotte, qual'era la…

|| Expat-Life || Expat on a budget: si può fare!

Oggi mi piacerebbe parlarvi di un altro di quei temi scomodi che, nonostante tutto, andrebbero trattati: il denaro.


Mi concedo una premessa: la mia famiglia non ha mai navigato nell'oro. Per intenderci, sono figlia di un operaio e di una donna delle pulizie. Ciononostante, non mi è mai mancato nulla. Perlomeno dal punto di vista materiale. Ma questa è un'altra storia. Nonostante condizioni economiche forse meno favorevoli di altre, i miei hanno comprato casa per loro e, anni dopo, un appartamento a me, onorando i propri debiti senza colpo ferire. D'altra parte, essendo figli del boom economico degli anni '60, hanno più di quanto non necessiterebbero e, quando torno a trovarli, ogni tanto mi sembra di trovarmi sul set di Hoarders (la versione americana di "Sepolti in casa"). Io ho iniziato a lavorare ufficialmente a diciotto anni e pochi mesi e, all'epoca, vivevo ancora con i miei. Ho messo da parte qualcosa ma non avevo un sistema efficace perché - sorpr…

|| Expat-Life || Confessioni di un'expat lavoratrice

Okay, suppongo sia giunto il momento di farvi una confessione di fronte alla quale, già lo so, la maggior parte di voi riderà almeno un pochino: il mondo del lavoro mi terrorizza, nonostante lo navighi da almeno dieci anni. Ormai ho imparato come confrontarmi con questo terrore/ansia/disagio ma i primi tempi, lasciatemelo dire, è stata dura. Spesso lo è ancora.

Se chiedeste ai miei genitori quali sono le cose importanti di questa esistenza loro, senza pensarci due volte, vi risponderebbero così: << Lavorare, ovvio! >>
Ancora oggi, nonostante sia fisicamente impossibilitata, mia madre vi direbbe che non vuole rimettersi in piedi per godersi gli anni (tanti!) che le restano, ma per tornare a lavorare. Sono così assorbiti dal loro essere, anzitutto, esseri lavoranti che, quando non lavorano, non sanno cosa fare. Curioso, nevvero? Sin da piccola mi veniva chiesto cosa volessi fare da grande e, a diciotto anni, aspettare di trovare un lavoro che mi piacesse almeno un pochino, …

|| Expat-Life || Sostantivando sostantivando

Qualche tempo fa scrissi un post in merito alla sindrome del sostantivo maiuscolo (lo potete leggere QUI). Oggi, mentre ero intenta a tradurre un documento che devo spedire entro domani (aiuto!), mi sono resa conto che la lettera maiuscola dei sostantivi sarebbe stato l'unico dei miei crucci. 

Il mio cruccio, questa volta, erano proprio i sostantivi in sé: insomma, tradurre senza perdermi in giri di parole imbarazzanti è stata la sfida del giorno. Peraltro, sapendo che entrambi i documenti (originale e traduzione) verranno probabilmente letti e confrontati, ho sudato e non poco. Un esempio? Begleitung significa - letteralmente - "accompagnamento" ma, chissà perché, mi fa subito pensare a quella forma di pensione o contributo statale dato ai familiari di un malato. E che dire di Betreuung? Anche in questo caso si parla di assistenza o, di nuovo, di accompagnamento ma parlando di didattica, come sicuramente potete capire, la traduzione non rende. Lasciatemelo dire: è stat…

|| Auf dem Weg || Oberhof e la tradizione del vetro soffiato

Il 25 dicembre ho accompagnato un gruppo di trentotto persone a Oberhof.  Per chi non conoscesse il posto o non lo avesse mai sentito nominare, si tratta di una località nota per le gare di biathlon che ospita ogni inverno e che incollano buona parte delle famiglie tedesche al divano.  Insomma, si tratta di un posto in cui a farla da padrone sono il freddo e la neve: nonostante un'altitudine ridicola se si pensa alle nostre Alpi, vi assicuro che trascorrere più di un paio di minuti al di fuori di una qualsiasi struttura chiusa è un'impresa. Dando un'occhiata al mio libro sulle "cose da fare in Turingia", infatti, ho scoperto che per qualche bizzarra magia la temperatura si avvicina a quella delle località di montagna la cui altitudine si aggiri intorno ai 2300 metri. Mica bruscolini. Per ovviare al congelamento, abbiamo assistito alla soffiatura del vetro in una vicina Stube, dove questo materiale viene trattato in maniera artigianale. L'artigiano che ci ha …

La mia parola per il 2018

Il primo gennaio, di ritorno da un impegno di lavoro, mi sono concessa una mezz'ora di youtube mentre pranzavo e, sulla mia Home, è comparso il video "My word for 2018" della Vlogger She's in her apron. In pratica, invece di stilare una lista spesso un po' buffa di buoni propositi (a proposito, letto il mio articolo sui Buoni propositi degli Expat?) e fallire miseramente, si sceglie una parola-simbolo di ciò che si vuole affrontare durante l'anno. L'autrice del video, per esempio, sceglie la parola be (cioè essere) declinandola in be proud, be joyful, be patient, be brave.  Ispirata da questo concetto, ho deciso di riflettere un attimo su quale vorrei fosse la mia parola d'ordine per il 2018. Ebbene, rullo di tamburi, la mia parola d'ordine per l'anno appena cominciato è strada. 
Le strade che abbiamo paura di percorrere, affinché troviamo in noi la forza e il coraggio per mettere, metaforicamente e non, un piede avanti all'altro. Spesso,…