La forma dell'acqua


Io il Tanaro lo conosco bene.
Da piccola, quando andare al mare non era possibile o non potevamo permettercelo, mia nonna e mia mamma mi portavano al fiume - quando ancora non c'era una diga e l'acqua era libera e pulita - e lì passavo i miei pomeriggi. Immaginando di salvare il mondo da pirati, mostri marini e iceberg.
Quando i miei genitori hanno comprato l'orto e lo hanno sistemato, dal terrazzamento di sotto lo si sentiva scorrere, quel benedetto Tanaro. E l'acqua della vasca dei pesci e di quella per irrigare proviene proprio da lì, ed è fresca e viene su pulita, grazie a qualche vecchio filtro.
Nel 1994, proprio in questo periodo dell'anno, è stato a causa dell'esondazione del Tanaro che ho dovuto posticipare i buchi alle orecchie di almeno due settimane. Perché alcune strade erano ormai delle piscine e la macchina non poteva affrontare una massa d'acqua del genere senza che facessimo una brutta fine.
In quella stessa occasione, mia madre ha cucinato due giorni a lume di candela, ringraziando le linee telefoniche ogni tanto ancora andassero e la batteria del cordless appena acquistato avesse un'autonomia decente. Le scuole chiusero per un giorno, anche se si trovavano tanto in alto, e tantissime persone del paese persero casa, campi, alcuni addirittura dei parenti o degli amici.

Ora, dopo giorni di pioggia - quattro, se non cinque - lo stesso Tanaro sta di nuovo allagando intere porzioni della Provincia, la trattoria in fondo al paese è completamente allagata e il proprietario si è appellato a chiunque abbia tempo, una pala e buona volontà perché appena smetterà di piovere ci sarà da lavorare. Da bonificare, ripulire, pompare via l'acqua, sistemare le strade, controllare campi e animali, sperare.
Sperare che i prossimi ponti che sostituiranno quelli colorati resisteranno all'acqua e non cadranno come un castello di carte. Sperare che le sovvenzioni per la ricostruzione arrivino a chi ne ha bisogno e non a chi se le intascherebbe volentieri senza far nulla. Sperare che non debba arrivare l'elicottero della protezione civile a tirare fuori salme dalle case, perché dalla porta non si può passare e le macchine non riescono ad arrivare. Sperare che gli sciacalli smettano di essere sciacalli e diventino semplicemente fratelli. Sperare di non ricevere telefonate che ti comunichino che l'amico X o il parente Y non ce l'ha fatta, mentre cercava di andare a controllare che tutto fosse a posto, nella stalla.
Sperare che passi anche questa, che non ci passi sopra ma che si riesca a passarle attraverso, per poi poter cominciare a ricostruire. A tendersi la mano. A farcela insieme.

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