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|| Expat-Life || Abspann (AKA vacanze italiane)

Auch wenn wir uns verliern durch den Abstand,
du bleibst ein Teil von mir.
(Anche quando ci perdiamo a causa della distanza,
rimani una parte di me.)

Andare in vacanza e non visitare la propria famiglia, quando si é scelto di vivere all'estero, porta a un sacco di piccoli fraintendimenti - per non dire di piccole guerre interne fatte di ricatti e sensi di colpa -, soprattutto di fronte a colleghi e/o amici che pensano che per te l'Italia sia solo il paese dove vivono i tuoi genitori e qualche amico d'infanzia. Spiegare loro che oltre al paesello c'è tutto un mondo - insomma - non è stata cosa facile...
Quello che nessuno mi aveva detto, tra le altre cose, era quanto visitare una città italiana da turista potesse essere straniante, perché se da un lato ci sono cose alle quali dovrei essere abituata, dall'altro ci sono un sacco di cose che proprio non riesco (più) a concepire. Il risultato, nemmeno a dirlo, è stato quello di sentirmi spaccata a metà, né carne né tantomeno pesce. Insomma, non una passeggiata...
Ma procediamo con ordine. Cosa mi ha lasciata perplessa durante queste sei giornate di fuoco? (E intendo letterale... mancava poco ai 40°C percepiti ^^)

Il caos: okay, non sono finita in un paesino ed era la settimana di Ferragosto, fair enough. Ciononostante, trovarmi a dover camminare in mezzo a un sacco di persone che vagano senza meta alcuna con la grazia di uno gnu che balla il flamenco mi ha fatto rivalutare il sempiterno quanto perentorio ordine della mia maestra dell'asilo: Camminate in fila per due, ordinati, e vedete di non far danni. Se proprio devo dirla tutta, credo che anche in queste piccole cose ci vada un po' di senso civico, insieme a un po' di educazione. Se vengo urtata da qualcuno che cammina un po' a destra e un po' a sinistra, finendo quasi nella pista ciclabile, il minimo che mi aspetto è che mi venga chiesto scusa. Mi spiace dirlo ma su una cosa i non-italiani hanno spesso ragione: sappiamo essere un popolo un po' maleducato...

Il rumore: non mi sono mai resa conto di quanto gli italiani parlino a voce alta sino a qualche settimana fa. Cenare in un locale pieno mi ha fatto credere di aver bisogno di un apparecchio acustico, lo giuro. Inutile dire che la di me compagna di viaggio ha preso un gran gusto a sussurrare, facendomi quasi credere di essere diventata sorda. *facepalm*

La disorganizzazione: chi di voi legge qualche volta queste pagine sa quanto io spesso necessiti di un buon piano per fare tutto per bene e sopperire ai miei bisogni perfezionisti compulsivi. Trovarmi alla fermata della metropolitana senza la minima idea di quanto tempo occorresse aspettare beh...diciamo che ho iniziato a rassegnarmi alla terza tratta, per scoprire che a volte anche gli orari dei treni erano ahem... flessibili. Inutile dire che l'ho fatto solo per risparmiarmi ulcere e mal di testa in vacanza. Probabilmente sono entrata in contatto con una cultura che conferisce un altro valore al tempo ma alla risposta "Eh, la metro prima o poi arriva...che fretta c'é?" mi sono chiesta come faccia la gente a non venir licenziata in massa solo per gli eventuali ritardi.

Il culto dell'apparire: sicuramente solleverò un polverone ma devo dirlo. Venir trattate con sufficienza solo perché non si é bionde, rifatte e/o idealmente belle come le ragazze prima di noi in coda non ha contribuito a consolidare buone impressioni e/o voglia di tornare. E onestamente ringrazio che la mia compagna d'avventure non abbia capito i singoli commenti che venivano bisbigliati mentre passavamo. Non voglio generalizzare né offendere nessuno ma non ho bisogno di "ripassate" per sentirmi bella al punto da farmi crescere i capelli e conformarmi a un'ideale di bellezza che evidentemente non coincide con il mio. Sorry not sorry.

EPPURE...

Eppure in alcuni posti ci ritornerei, alcuni momenti li vorrei rivivere da capo, alcune emozioni mi commuovono ancora a distanza di settimane. Ho visto angoli di rara bellezza, sorriso di fronte a tramonti incredibili e riscoperto un po' di quella poesia che ha reso il Paese in cui sono nata GRANDE. Per tutto questo, per quella commozione antica e sempre nuova che mi ha fatto salire le lacrime agli occhi in più di un'occasione, per la voglia di vedere al di là di un Paese lacerato e ferito e la certezza di scoprire una Grande Bellezza (cit.)... Beh: ne è valsa la pena.
Ancora una volta: Grazie Italia...


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