Passa ai contenuti principali

|| Critiche letterarie || Caffè amaro - Simonetta Agnello Hornby

Simonetta Agnello Hornby è pressappoco la mia versione letteraria di comfort food, l'autrice alla quale ritorno sempre volentieri e che in poche righe mi restituisce quell'Italia passata ma in alcune sue sfumature ancora presente, quella voglia di raccontare che non tutti gli autori hanno e quell'amore per i lettori che si trova veramente in pochi scrittori.
"Caffè amaro" - qui la descrizione del libro reperibile sulla pagina di Feltrinelli - è il suo ultimo romanzo, una storia d'amore ma soprattutto di vita. A farvi da cornice la storia d'Italia dall'inizio del Novecento sino al secondo dopoguerra, con la paura, la povertà, l'incertezza ma anche la bellezza della Sicilia, la sua storia e i suoi tesori. Maria - la bellissima protagonista - si ritrova giovanissima a dover sposare un uomo che crede di amare, che per un periodo ama con tutta se stessa ma che - come spesso accade - le nasconde la parte più oscura di sé. A nemmeno vent anni la donna si ritrova a dover gestire questioni più grandi di lei, a lottare per farsi sentire in una famiglia acquisita che mal la tollera e a cercare di capire perchè il cuore le batta sempre un poco più forte, ogni volta che Giosué le passa accanto.
Sapete, sono libri come questi che mi fanno amare il Paese in cui sono nata...è il patrimonio che si nasconde sotto rocce e polvere, la bellezza degli angoli nascosti, la gioia di chi ha calpestato quelle terre sabbiose.. In due giorni ho divorato ogni singola pagina, ritornando qualche volta su un paio di passaggi che ho amato particolarmente e perdendo quasi la cognizione del tempo tanto ero assorta nella mia lettura.
Una lettura che mi ha un po' conciliato con un Paese che ha volte mi sembra di non capire più, che spesso sembra non capirmi e che - davvero - me lo ha fatto amare sotto una prospettiva tutta nuova.
Insomma: se avete "nostalgia" delle atmosfere siciliane che Simonetta Agnello Hornby sa dipingere così bene, questa lettura non potrà di certo deludervi.

Titolo | Caffè amaro
Autrice | Simonetta A. Hornby
Edizioni | Feltrinelli

Commenti

Post popolari in questo blog

||Expat-Life|| - ||How to||: Tedesco.. amo et odio

Trasferirsi in un paese straniero ci mette di fronte a tutta una serie di ostacoli, primo tra tutti quello della lingua.
Il tedesco, di per sé, non è una lingua difficile. Meglio: non è difficile se la gente smettesse di piagnucolare al ritmo di “ma è così complicato… perché non posso parlare in inglese? È cortesia verso gli ospiti, dopotutto…”. A differenza delle lingue romanze conserva una sua logica ed una struttura sufficientemente rigida da permettere in poco tempo di costruire frasi elementari ma comprensibili.
Ma come impararla?
Premessa: io ho iniziato ad avvicinarmi al tedesco a 16 anni, a scuola. Di quei due anni di lingua e uno di letteratura conservo nell’ordine la traduzione in tedesco di “visione del mondo” (Weltanschauung), “provenienza” (Staatsangehörigkeit) e un amore spassionato per Christa Wolf, Herman Hesse e Reiner Maria Rilke.
Ho continuato con il tedesco all’università ma – dovendo mantenermi gli studi e abitando a 90 km dall’ateneo – non ho mai avuto la possibili…

|| Expat-Life || 5 cose di cui liberarsi prima di trasferirsi all'estero

Jenny Mustard – autrice insieme al compagno David del blog maximal life for the minimalist - ha pubblicato di recente un video dal titolo “Cinque cose di cui non avete bisogno”, mostrando gingilli con cui tendiamo a riempirci la casa ma dei quali raramente abbiamo bisogno.
Seguendo questa linea di pensiero mi piacerebbe parlare delle cinque cose di cui occorrerebbe liberarsi prima di trasferirsi all’estero.
1 – I pregiudizi: sono tanti, spesso troppi e – soprattutto – sono dei banalissimi luoghi comuni. Un esempio? A Parigi non ho visto mandrie di selvaggi con le baguette sotto l’ascella, così come non ho incontrato frotte di bambini scalzi e sporchi in Irlanda. I tedeschi supponenti e in preda al complesso di Napoleone che ho incrociato sono stati pochissimi e i francesi che mi hanno guardato male perché nonostante anni di studio io parli "solo" come una francese del sud erano in realtà una minoranza un po' cretina e tanto - tanto! - giovane. Sarà fortuna? Io non credo… 2 …

|| Expat-life || Tornare è un po' morire

Ieri alle 9:30 sono partita da Milano per tornare a casa, in Germania. Tutti quelli che incontro - e che sono rimasti o non hanno mai avuto intenzione di partire - si dichiarano stupiti del fatto io parli di Germania in termini di casa, e anche la mia famiglia non fa mai eccezione.

In ogni caso, ieri sono tornata a casa dopo un week-end passato con i miei genitori e un paio di amici in Italia. La domanda che, ancora una volta, non sono riuscita a risparmiarmi è stata Perché?

Perché sono tornata pur sapendo che non sarebbe stato tutto rose e fiori, che mi sarei scontrata con i limiti e preconcetti di chi non è ancora venuto a patti col fatto che non mi senta più a casa nel posto in cui sono cresciuta - che, a conti fatti, non mi sia mai sentita a casa -. Perché non sono stata zitta ogni volta che ho visto cose che non dovrebbero stare né in cielo tantomeno in terra (leggasi: abuso di alcool, vita insalubre nonostante problemi di salute, commenti razzisti e xenofobi...). Perché continuo…