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|| Expat-Life|| Ahoi Ade Ade

Ieri sera sono andata a vedere Bosse in concerto, sfidando un'Arena troppo affollata e una serata piu' calda del previsto.
Ad un certo punto ha intonato una canzone bellissima, ispirata dalla morte di un amico d'infanzia e dal ritorno nel luogo in cui è cresciuto per il funerale.
Un gesto così semplice mi ha fatto riflettere un po' (tanto).
Non rinnego il mio aver scelto di trasferirmi all'estero, non tornerei indietro e non tornerei in Italia. Ho messo troppo di me stessa in questa avventura per buttare tutto all'aria e al contempo la me stessa che sono diventata mal si concilierebbe con la realtà che troverei al mio ritorno.
Però c'è un MA.
Me ne sono resa conto durante i mesi precedenti al matrimonio di Federica e Andrea, me ne rendo conto ogni volta che mia madre mi telefona senza motivo apparente... se da un lato c'è la libertà di essere dove si vuole e di potersi creare rapporti duraturi e sinceri iniziando letteralmente da zero beh... dall'altra c'è la consapevolezza che certi saluti sono forse addii, che per alcuni saluti non potremmo esserci, che durante alcuni momenti importanti - volenti o nolenti - non ci saremo.
E che a volte le chiamate, WhatsApp, Skype, i pensieri, le lettere, le cartoline non bastano a colmare una distanza che ormai fa parte di noi.
Eppure senza questa distanza non sarei io, non mi sentirei sufficientemente al sicuro per poter lavorare costantemente sulla persona che voglio essere e non sarei così me stessa da portermi sentire libera. Anche durante le giornate "NO", anche quando la solitudine si fa sentire, anche quando i ricordi d'infanzia "pungono".
E per ogni addio ci sarà un posto nel cuore, per ogni occasione non celebrata ci sarà un pensiero speciale e un abbraccio in più e in ogni in cui guardarsi indietro fa male beh...basterà guardarsi intorno. Namastè.


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