|| Weniger ist mehr || Il mio minimalismo



Oramai sempre più persone - dai guru del life-style a imprenditori sino a blogger e vlogger - parlano di minimalismo ma molto spesso chi ne legge tende ad associarlo con due cose che non hanno nulla a che fare con questo modo di pensare e vedere le cose: la privazione e il sacrificio.

Alcuni dicono che per essere un vero minimalista occorra possedere al massimo cento oggetti, tutto incluso ma - come sempre in questi casi - la verità è che ognuno  può - meglio: deve! - avere la possibilità di applicare questo stile di vita alla propria esistenza come meglio crede.
Ad ogni modo, una buona pagina con la quale iniziare a capire per bene di cosa si tratta può essere Becoming a minimalist. Se siete interessati o anche solo curiosi beh... dateci un'occhiata! :D

Per quanto riguarda la mia esperienza inizio con il dirvi che ogni volta che visito la mia famiglia in Italia ho la sensazione di soffocare a causa di tutto quello che avevo intorno a me, nel mio appartamento... piatti e bicchieri superflui, cose che non ho mai veramente utilizzato e altre che ho ricevuto in regalo e poi messo a parte, senza chiedermi se fosse invece il caso di regalarle... Ecco, fra una settimana parto per il matrimonio della mia migliore amica e beh... credo che spenderò una giornata buona a fare un po' di decluttering, sperando di venirne prima o poi veramente a capo. Voglio chiedere se posso donare - almeno! - i vestiti che non metto più (mi sono sicuramente diventati grossi) e sentire se c'è un'associazione che si occupa di dare asilo a rifugiati e/o persone bisognose che possa prendere qualcosa. Sarà un lavoraccio ma ne varrà la pena.

Perché? Si tratta di una domanda che mi viene posta spessissimo, alla quale rispondo sempre con quella che per tanti è una frase fatta ma che per me è una piccola massima alla quale cerco di attenermi il più possibile: perché voglio possedere ogni oggetto di cui dispongo, senza farmene possedere. L'espatrio mi ha regalato tante piccole lezioni di vita (potete leggerne qui e qui) tra le quali il valore del partire leggeri, a livello mentale e non solo. Ora organizzo viaggi di media lunghezza armata di uno zaino da 15lt e non perdo un colpo, riesco a vestirmi in maniera ordinata e presentabile avendo a disposizione 1/5 dei vestiti che avevo in Italia e cerco di non accumulare cose che non mi servono o che non utilizzo. E sono felice, mi sento libera e non soffocare da cose più grandi di me.

Citando Tiziano Terzani, i viaggi non servono a nulla se ciò da cui si vuole scappare siamo noi stessi e beh... io sto cercando di plasmarmi in modo da poter apprezzare la persona che incontro ogni volta che mi guardo allo specchio e il minimalismo è una grossa parte di tutto questo. Il fatto, poi, tanti mi prendano per pazza o per visionaria beh... ormai non mi tange più. Preferisco essere una pazza visionaria un po' hippie e tanto felice alla persona che ero qualche anno fa. A conti fatti, la mia felicità è proprio una di quelle cose che non si misurano in base a quello che ho, bensì a quello che sono ergo direi di aver intrapreso la strada giusta.
Perlomeno per me.
E voi? Minimalismo sì o minimalismo no? Fatemi sapere!!!

Commenti

  1. Spesso ho avuto anche io la sensazione di viaggiare per fuggire da me stessa. Paradossalmente (o forse no?) questo pensiero in qualche occasione mi ha spinta a rimanere. Adesso che sono rimasta a lungo ho proprio bisogno di essenzialità, infatti anche io sto facendo piazza pulita di tutto quello che è superfluo. Ho la sensazione che mi farà bene.

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    1. Ciao e benvenut*!
      Una volta ritrovati noi stessi ripartire dall'essenziale é sicuramente un'ottima idea! :) Sono certa che l'essere circondat* dalle cose che veramente ami ti farà bene.
      Un abbraccio e a presto!

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  2. I miei numerosi traslochi sono stati un'importante lezione di vita sull'accumulo seriale di oggetti inutile. Sono sempre stata un'amante delle sessioni di de-cluttering, le trovo esperienze molto catartiche. Ho iniziato a prendere libri in prestito dall biblioteca per evitare di accumularne in quantita' infinita (nel Regno Unito costano molto poco e la tentazione c'e') e per sostenere un servizio pubblico che reputo segno di una societa' civile. Ho portato buste su buste di vestiti, scarpe, oggetti per la casa e libri ai charity shops che avrebbero potuto allestirci un negozio intero. In Italia avevo un armadio pieno di borse e vestiti ma l'espatrio mi ha insegnato a dare valore alle esperienze piu' che alle cose. L'ultima volta che sono stata in Italia ho buttato o regalato quello che potevo molti degli oggetti della mia vecchia vita e regalato molti libri alla biblioteca comunale. E' un esercizio che ripetero' nella prossima visita.

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    1. Idem qui...ogni volta sono borsate di roba che nemmeno sapevo di avere... :O
      I libri li prendo volentieri in prestito anche io, idem per alcuni CD poi devo confessare che avere un kindle aiuta nella gestione dello spazio vitale.. ;-)
      Dovrò capire come dare in beneficenza anche le mie borse lasciate in Italia, quanto prima...perché buttarle via quando posso rendere felice qualcun*?
      Un abbraccio!

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