Passa ai contenuti principali

Our love is like Wildfire



[Per la canzone del titolo: QUA - dedicatele quattro minuti...li merita]

Cura Del Cuore, Medico, Cura, Cuore, Salute, Jpeg


La vita è piena di momenti che danno speranza.
"Basta ricordarsi come accendere la luce", direbbe Albus Silente e probabilmente è proprio così..

Dopo un risultato tremendo alle elezioni (le percentuali dell'AfD soprattutto nel Sachsen Anhalt sono decisamente allarmanti) eravamo un po' tutti giù di corda. Vedere che le stesse persone che aiutano i bambini a distanza perché fa cool si dichiarano disposti a chiudere le porte a bambini che scappano da una guerra è sinceramente agghiacciante, sentirli dire - e non sto inventando nulla, lo giuro - che i siriani non hanno la guerra in casa ma se ne vanno perché l'Europa è bella da vedersi e - vi prego sedetevi - che sono un popolo che puzza fa riflettere sulla mediocrità di certi pezzi da novanta.
Che puzza! Mi sembra di sentire qualche imbecille filo-leghista durante gli anni Novanta, quando Bossi urlava "Padania" e i miei compagni di classe volevano un compasso nel portapenne per disegnare il simbolo della Lega Nord. No comment.

Ma torniamo a noi... l'atmosfera era quella che era, gli umori abbastanza mesti eppure oggi qualcosa di decisamente meno fosco è successo: un'amica mi ha scritto raccontandomi una cosa bellissima. Oggi è andata al Klinikum dell'Università (fondamentalmente un ospedale) per donare un sample di sangue da destinare alla tipizzazione. Un bimbo di cinque anni era quasi riuscito a sconfiggere la leucemia che ne aveva tre. Quasi.
Ora che la malattia si è ripresentata i medici non hanno visto altra soluzione se non quella di rivolgersi alla popolazione e chiedere che si presentino in ospedale a donare il sangue, in modo da vedere se si trova un donatore compatibile e a quanto pare - lei ha chiesto ai medici - ad oggi sono andate più di mille persone il che - se considerate il fatto la cittadina sia prevalentemente universitaria - è notevole. E fa sperare. Perché Friederik ha un sorriso troppo bello per essere spento.

Mercoledì mattina vado a informarmi e chiedere se in quanto dottoranda internazionale posso donare anche io. Perché uniti possiamo fare qualcosa di grande, a volte basta solo ricordarcene.

Per maggiori informazioni - purtroppo solo in tedesco - vi invito a leggere QUA.

Commenti

Post popolari in questo blog

||Expat-Life|| - ||How to||: Tedesco.. amo et odio

Trasferirsi in un paese straniero ci mette di fronte a tutta una serie di ostacoli, primo tra tutti quello della lingua.
Il tedesco, di per sé, non è una lingua difficile. Meglio: non è difficile se la gente smettesse di piagnucolare al ritmo di “ma è così complicato… perché non posso parlare in inglese? È cortesia verso gli ospiti, dopotutto…”. A differenza delle lingue romanze conserva una sua logica ed una struttura sufficientemente rigida da permettere in poco tempo di costruire frasi elementari ma comprensibili.
Ma come impararla?
Premessa: io ho iniziato ad avvicinarmi al tedesco a 16 anni, a scuola. Di quei due anni di lingua e uno di letteratura conservo nell’ordine la traduzione in tedesco di “visione del mondo” (Weltanschauung), “provenienza” (Staatsangehörigkeit) e un amore spassionato per Christa Wolf, Herman Hesse e Reiner Maria Rilke.
Ho continuato con il tedesco all’università ma – dovendo mantenermi gli studi e abitando a 90 km dall’ateneo – non ho mai avuto la possibili…

|| Expat-Life || 5 cose di cui liberarsi prima di trasferirsi all'estero

Jenny Mustard – autrice insieme al compagno David del blog maximal life for the minimalist - ha pubblicato di recente un video dal titolo “Cinque cose di cui non avete bisogno”, mostrando gingilli con cui tendiamo a riempirci la casa ma dei quali raramente abbiamo bisogno.
Seguendo questa linea di pensiero mi piacerebbe parlare delle cinque cose di cui occorrerebbe liberarsi prima di trasferirsi all’estero.
1 – I pregiudizi: sono tanti, spesso troppi e – soprattutto – sono dei banalissimi luoghi comuni. Un esempio? A Parigi non ho visto mandrie di selvaggi con le baguette sotto l’ascella, così come non ho incontrato frotte di bambini scalzi e sporchi in Irlanda. I tedeschi supponenti e in preda al complesso di Napoleone che ho incrociato sono stati pochissimi e i francesi che mi hanno guardato male perché nonostante anni di studio io parli "solo" come una francese del sud erano in realtà una minoranza un po' cretina e tanto - tanto! - giovane. Sarà fortuna? Io non credo… 2 …

|| Expat-life || Tornare è un po' morire

Ieri alle 9:30 sono partita da Milano per tornare a casa, in Germania. Tutti quelli che incontro - e che sono rimasti o non hanno mai avuto intenzione di partire - si dichiarano stupiti del fatto io parli di Germania in termini di casa, e anche la mia famiglia non fa mai eccezione.

In ogni caso, ieri sono tornata a casa dopo un week-end passato con i miei genitori e un paio di amici in Italia. La domanda che, ancora una volta, non sono riuscita a risparmiarmi è stata Perché?

Perché sono tornata pur sapendo che non sarebbe stato tutto rose e fiori, che mi sarei scontrata con i limiti e preconcetti di chi non è ancora venuto a patti col fatto che non mi senta più a casa nel posto in cui sono cresciuta - che, a conti fatti, non mi sia mai sentita a casa -. Perché non sono stata zitta ogni volta che ho visto cose che non dovrebbero stare né in cielo tantomeno in terra (leggasi: abuso di alcool, vita insalubre nonostante problemi di salute, commenti razzisti e xenofobi...). Perché continuo…