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Buchenwald: per non dimenticare

Il giorno di Pasqua sono andata a visitare il Konzentrationslager di Buchenwald... vi ero già stata quando avevo accompagnato un gruppo di deliziosi turisti in visita a Weimar, ma non mi ero mai presa un numero di ore sufficienti per visitarlo a dovere. Ho approfittato dei miei cortesi ospiti, insomma, e sono partita.
Buchenwald fu costruito nel luglio 1937 a pochi kilometri dalla cittadina di Weimar e sin da subito fu deciso di rinchiudervi i cosiddetti Gemeinschaftsfeinde - i nemici della comunità - : zingari, socialisti, omosessuali, testimoni di Geova e  persino i senzatetto. I cosiddetti Haftlinge erano costretti a lavorare in condizioni disumane per produrre armamenti che sarebbero serviti all'armata tedesca durante il secondo Conflitto Mondiale. In breve tempo il campo di concentramento divenne uno dei più grandi su suolo Tedesco e al momento della Liberazione nel 1945 da parte delle truppe americane si poterono contare almeno 56.000 morti, 8.000 dei quali erano prigionieri sovietici, periti a causa di esperimenti medico-scientifici, malnutrimento e molto spesso anche in seguito ad un'esecuzione di massa.  All'interno dell'area del campo vi era poi anche il cosiddetto Kleiner Lager dove le condizioni di vita erano ancora peggiori e il lavoro - per quanto difficile a credersi - più duro. Pochi giorni prima della liberazione centinaia di prigionieri morirono all'interno della sua struttura, che oggi viene ricordata tramite una targa e una struttura fatta di panche su cui sedersi e raccogliersi un momento o - per chi lo desidera - pregare.
Dwight D. Eisenhower scrisse, a proposito di ciò che vide una volta aperto il campo: "Nichts hat mich je so erschüttert wie dieser Anblick.". Nulla mi ha mai sconvolto così tanto, quanto questa vista.

Durante una visita come questa lo stupore sembra legittimo, l'amarezza d'obbligo e la voglia di lottare affinché tutto questo non venga dimenticato ci riempie le vene. Poi, però, voltandosi a destra e a sinistra una persona cinica come me non può fare a meno di pensare un'altra cosa: che le ultime elezioni hanno mostrato che un dramma del genere è possibile, che spesso la cultura e l'istruzione non possono comunque far nulla per combattere la paura e l'ignoranza.
Mi sono voltata verso i miei ospiti, presi a osservare forni crematori e - poco distante - la targa commemorativa per la Principessa Matilda di Savoia e mi sono concessa una riflessione amara, che però non sono riuscita a evitare: "Sapete? Su 100 di queste persone, il 20% ha votato AfD. Venti di queste persone marceranno il giorno del compleanno di Hitler, convinti che salvare la patria significhi chiudere le porte. E sapete un'altra cosa? Il 20 aprile io sarò in piazza, con buona parte dei miei amici, affinché il movimento di controprotesta dia un segno forte e chiaro."
Uno dei miei cantanti preferiti - Enno Bunger, che potete sentire QUI - dice "Wir können was dafür, wenn wir nichts dagegen tun" - ne possiamo qualcosa, se non facciamo nulla per fermare tutto questo - ed è proprio così. Abbiamo una voce, usarla diventa un nostro dovere. Per coloro che non ce l'hanno fatta settant'anni fa, per coloro che ancora oggi lottano per un mondo orribile, pauroso, ma che a volte sa essere bello, prezioso, in grado di stupirci.
Per non dimenticare "quello che è accaduto, quello che può ancora accadere" (cit.). E per rendere onore a chi è caduto prima di vedere un mondo libero e forse anche un po' migliore.



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