Sarah Kuttner: come dar voce ai trentenni senza perdere la propria

Für einen kurzen Moment kann ich durch meine eigene Mauer sehen [...] Ja. Ich bin zufrieden. Aber ich bin es nur hier, unter deinem Arm und meiner Decke, in meinen vier Wänden. [...] Ich bin das kleinste Püppchen einer Matroschka, umschlossen von drei kleinen Höhlen, und hier drinnen bin ich etwas, das Zufriedenheit sein könnte. Aber draußen ist eine Welt, die mir zuwider ist. In der [...] alle anderen ausschließlich mit sich selbst beschäftigt sind, in der jeder eine Maske aufhat und Aufmerksamkeit will. Eine Welt in der erwartet wird, dass man empathisch ist, dass man sich Mühe gibt für andere. Eine Welt in der wir einfach nicht zu funktionieren scheinen, in der mir alle und ich mir selbst zuwider sind.
"Nein" sage ich.

Per un breve momento posso vedere attraverso i miei muri [...] Sí, sono felice. Ma lo sono solo qui, sotto il tuo braccio e la mia coperta, tra le mie quattro mura. [...] Sono la bambola più piccola di una matriosca, racchiusa da tre piccoli gusci, e qui dentro sono qualcosa che potrebbe definirsi felicità. Ma fuori c'é un mondo che mi fa schifo. In cui [...] tutti gli altri si curano solo di loro stessi, in cui ognuno indossa una maschera e vuole attenzione. Un mondo in cui ci si aspetta che le persone siano empatiche, che la gente si dia da fare per gli altri. Un mondo in cui noi non sembriamo funzionare, in cui gli altri mi fanno schifo, in cui io mi faccio schifo.
"No" dico.

Sarah Kuttner è diventata in poco tempo una delle mie scrittrici preferite.
Giovane e berlinese, parla della generazione degli anni Ottanta con un'amarezza e al contempo un'accuratezza che me l'hanno subito fatta amare. Mette in scena le vicende di persone che ad un certo punto si fermano, disimpostano il pilota automatico che ha regolato la loro vita sino a quel momento e si rendono conto che la direzione che hanno preso non é quella che in realtá avrebbero voluto prendere.
Sono giovani a volte di successo ma in bilico, in crisi con loro stessi, persi e incapaci di ritrovarsi. Sono persone che non sanno cosa vogliono o lo scoprono nel modo sbagliato. Sono piccoli pezzi di un puzzle che non ne vuole sapere di farsi terminare.
Sullo sfondo, poi, una Berlino grigia e indifferente come a volte l'Orsa sa essere ma al contempo piena di quell'atmosfera familiare che ammalia chi sa vedere oltre il metallo e il cemento. Berlino che non é un sogno ma un campo di battaglia, dove ogni giorno stringere i denti, andare avanti  e (se le cose non ci rendono felici) combattere sino ad essere perlomeno soddisfatti di noi stessi.

Essendo una persona tendenzialmente inquieta ci ho messo veramente poco a far miei i personaggi che riproduce su carta, e al contempo non riesco a non provar simpatia anche per i loro piccoli difetti e le loro grandi mancanze. Forse, appunto, perché sono un po' anche miei.

Una voce giovane eppure incredibilmente matura che fa riflettere e sorridere, commuoversi e ridacchiare. Un'autrice che continuerò a tenere d'occhio perché - ne sono certa - è capace di piccole grandi cose.

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