Passa ai contenuti principali

Agape



[Il titolo è quello di una bellissima - ma proprio bella! - canzone dei Bear's Dean. Ascoltare per credere]

"Non so come fartelo capire, ma qui si vive al riparo. E non è una cosa spregevole. È bello. E poi chi l'ha detto che si deve proprio vivere allo scoperto, sempre sporti sul cornicione delle cose, a cercare l'impossibile, a spiare tutte le scappatoie per sgusciare via dalla realtà? E' proprio obbligatorio essere eccezionali? Io non lo so. Mi tengo stretta questa vita mia e non mi vergogno di niente: nemmeno delle mie sovrascarpe. C'è una dignità immensa, nella gente, quando si porta addosso le proprie paure, senza badare, come medaglie della propria mediocrità. E io sono uno di quelli.
Si guardava sempre l'infinito, a Quinnipark, insieme a te. Ma qui non c'è l'infinito. E così guardiamo le cose, e questo ci basta. Ogni tanto, nei momenti più impensati, siamo felici."
Castelli di Rabbia - Alessandro Baricco

Sam (AKA Hopeless Wanderer AKA moi) in pausa di
riflessione..o era digestione?
Ci pensavo qualche giorno fa, mentre andavo a lavoro in treno e sfogliavo questo libriccino.
Pensavo a come è strano, entusiasmante e a volte difficile crescere.
Riflettevo su quanto sia bizzarro avere una percezione di sé che ha la capacità di scontrarsi con una realtà diversa, scomoda, a volte avventurosa.
Quando siamo piccoli, ci piace pensare di poter fare grandi cose. Di poter lasciare un segno che inorgoglisca noi stessi e chi ci sta intorno.
Io, a sei anni, volevo fare la pittrice e avere una galleria d'arte.
Inutile dire che non so tenere in mano una matita per qualcosa di diverso da una manciata di appunti.
A undici volevo fare l'avvocato e a diciassette l'oncologa. L'ultima di queste professioni ogni tanto la sogno ancora, come sogno la possibilità di fare del bene. Di farlo sul serio.

Nemmeno a dirlo, a 27 anni mi ritrovo a fare l'insegnante di italiano free-lance e a dare ripetizioni (senza esser pagata chissà quanto e dovendomi barcamenare con una serie non indifferente di beghe) e ogni tanto mi chiedo "ma chi me lo fa fare?". Probabilmente perché ho un senso del dovere un po' troppo sopra la norma e non riesco a rilassarmi anche quando me lo meriterei. (Inserire un'imprecazione colorata, prego) Probabilmente perché ho un sacco di amici sufficientemente capaci e così bravi da farmi dubitare di me stessa. Forse perché non voglio deludere chi crede in me da quando sono nata.

Lavoro tanto, ricerco per un dottorato in una materia che - capiamoci - interessa a pochi e cerco di sorridere delle piccole beghe della vita. Insomma, di questa vita maledetta, cerco di goderne. Per quanto mi è possibile. Ogni istante. Ogni scheggia di felicità. Ogni scia di luce. Ogni sorriso sghembo. Ogni nota musicale. Ogni piccolo frammento di felicità.

Perché forse è anche questo il segreto per essere felici, ma felici sul serio. Ritrovarsi non solo nelle grandi ma anche nelle piccole cose. Alcune volte, sono proprio queste a renderci grandi dopotutto...

Commenti

Post popolari in questo blog

||Expat-Life|| - ||How to||: Tedesco.. amo et odio

Trasferirsi in un paese straniero ci mette di fronte a tutta una serie di ostacoli, primo tra tutti quello della lingua.
Il tedesco, di per sé, non è una lingua difficile. Meglio: non è difficile se la gente smettesse di piagnucolare al ritmo di “ma è così complicato… perché non posso parlare in inglese? È cortesia verso gli ospiti, dopotutto…”. A differenza delle lingue romanze conserva una sua logica ed una struttura sufficientemente rigida da permettere in poco tempo di costruire frasi elementari ma comprensibili.
Ma come impararla?
Premessa: io ho iniziato ad avvicinarmi al tedesco a 16 anni, a scuola. Di quei due anni di lingua e uno di letteratura conservo nell’ordine la traduzione in tedesco di “visione del mondo” (Weltanschauung), “provenienza” (Staatsangehörigkeit) e un amore spassionato per Christa Wolf, Herman Hesse e Reiner Maria Rilke.
Ho continuato con il tedesco all’università ma – dovendo mantenermi gli studi e abitando a 90 km dall’ateneo – non ho mai avuto la possibili…

|| Expat-Life || 5 cose di cui liberarsi prima di trasferirsi all'estero

Jenny Mustard – autrice insieme al compagno David del blog maximal life for the minimalist - ha pubblicato di recente un video dal titolo “Cinque cose di cui non avete bisogno”, mostrando gingilli con cui tendiamo a riempirci la casa ma dei quali raramente abbiamo bisogno.
Seguendo questa linea di pensiero mi piacerebbe parlare delle cinque cose di cui occorrerebbe liberarsi prima di trasferirsi all’estero.
1 – I pregiudizi: sono tanti, spesso troppi e – soprattutto – sono dei banalissimi luoghi comuni. Un esempio? A Parigi non ho visto mandrie di selvaggi con le baguette sotto l’ascella, così come non ho incontrato frotte di bambini scalzi e sporchi in Irlanda. I tedeschi supponenti e in preda al complesso di Napoleone che ho incrociato sono stati pochissimi e i francesi che mi hanno guardato male perché nonostante anni di studio io parli "solo" come una francese del sud erano in realtà una minoranza un po' cretina e tanto - tanto! - giovane. Sarà fortuna? Io non credo… 2 …

|| Expat-life || Tornare è un po' morire

Ieri alle 9:30 sono partita da Milano per tornare a casa, in Germania. Tutti quelli che incontro - e che sono rimasti o non hanno mai avuto intenzione di partire - si dichiarano stupiti del fatto io parli di Germania in termini di casa, e anche la mia famiglia non fa mai eccezione.

In ogni caso, ieri sono tornata a casa dopo un week-end passato con i miei genitori e un paio di amici in Italia. La domanda che, ancora una volta, non sono riuscita a risparmiarmi è stata Perché?

Perché sono tornata pur sapendo che non sarebbe stato tutto rose e fiori, che mi sarei scontrata con i limiti e preconcetti di chi non è ancora venuto a patti col fatto che non mi senta più a casa nel posto in cui sono cresciuta - che, a conti fatti, non mi sia mai sentita a casa -. Perché non sono stata zitta ogni volta che ho visto cose che non dovrebbero stare né in cielo tantomeno in terra (leggasi: abuso di alcool, vita insalubre nonostante problemi di salute, commenti razzisti e xenofobi...). Perché continuo…