Passa ai contenuti principali

Microchip emozionale


[Per il titolo: ode a un classico dei Subsonica]
Oggi sarò polemica. Molto.

Di norma mi godo la mia calma zen mentre sorseggio infuso e cerco di non farmi prendere dal panico ma quando è troppo beh.. insomma, ho dei limiti anche io.

Mi sono rotta il cazzo.

Mi sono rotta il cazzo di quegli italiani che emigrano per lamentarsi della mancanza di sole, di pasta, di salamelle e di pecorino. Sono oltremodo annoiata da quelli che vogliono partire senza un minimo di umiltà, preparazione o voglia di impegnarsi. C’è una lunga schiera di italioti (sì, la crasi tra italiani e idioti è voluta) che metterei a tacere, perché fanno davvero solo danni, sono disinformati e diffondono questa disinformazione a macchia d’olio, forti del fatto che chi non si informa tende a dar loro ragione.

Per non parlare di quelli che da emigrati – perché capiamoci, il termine expat lo usiamo tutti solo perché fa cool – si lamentano della politica in termini di accoglienza ai rifugiati, diffondono immagini di Hitler, inneggiano al razzismo più becero e borbottano un “aspetta e vedrai” quando tenti di riportarli sulla via della ragione.

Li disprezzo perché ogni giorno – ogni benedetto giorno – affrontiamo piccole e grandi battaglie personali e il sapere che c’è chi deliberatamente diffonde queste baggianate con il solo scopo di sentirsi più intelligente, arrivato, furbo degli altri, impedendo agli altri di andare avanti sereni mi fa letteralmente rivoltare lo stomaco. Ma davvero.

E niente, ora vado a farmi un’altra tisana, corro a colorare i miei mandala e vado a dormire, perché domani si ricomincia con le millemila sfide battaglie quotidiane e – nemmeno a dirlo – non ho intenzione di perderne nemmeno una.

Commenti

Post popolari in questo blog

||Expat-Life|| - ||How to||: Tedesco.. amo et odio

Trasferirsi in un paese straniero ci mette di fronte a tutta una serie di ostacoli, primo tra tutti quello della lingua.
Il tedesco, di per sé, non è una lingua difficile. Meglio: non è difficile se la gente smettesse di piagnucolare al ritmo di “ma è così complicato… perché non posso parlare in inglese? È cortesia verso gli ospiti, dopotutto…”. A differenza delle lingue romanze conserva una sua logica ed una struttura sufficientemente rigida da permettere in poco tempo di costruire frasi elementari ma comprensibili.
Ma come impararla?
Premessa: io ho iniziato ad avvicinarmi al tedesco a 16 anni, a scuola. Di quei due anni di lingua e uno di letteratura conservo nell’ordine la traduzione in tedesco di “visione del mondo” (Weltanschauung), “provenienza” (Staatsangehörigkeit) e un amore spassionato per Christa Wolf, Herman Hesse e Reiner Maria Rilke.
Ho continuato con il tedesco all’università ma – dovendo mantenermi gli studi e abitando a 90 km dall’ateneo – non ho mai avuto la possibili…

|| Expat-Life || 5 cose di cui liberarsi prima di trasferirsi all'estero

Jenny Mustard – autrice insieme al compagno David del blog maximal life for the minimalist - ha pubblicato di recente un video dal titolo “Cinque cose di cui non avete bisogno”, mostrando gingilli con cui tendiamo a riempirci la casa ma dei quali raramente abbiamo bisogno.
Seguendo questa linea di pensiero mi piacerebbe parlare delle cinque cose di cui occorrerebbe liberarsi prima di trasferirsi all’estero.
1 – I pregiudizi: sono tanti, spesso troppi e – soprattutto – sono dei banalissimi luoghi comuni. Un esempio? A Parigi non ho visto mandrie di selvaggi con le baguette sotto l’ascella, così come non ho incontrato frotte di bambini scalzi e sporchi in Irlanda. I tedeschi supponenti e in preda al complesso di Napoleone che ho incrociato sono stati pochissimi e i francesi che mi hanno guardato male perché nonostante anni di studio io parli "solo" come una francese del sud erano in realtà una minoranza un po' cretina e tanto - tanto! - giovane. Sarà fortuna? Io non credo… 2 …

|| Expat-life || Tornare è un po' morire

Ieri alle 9:30 sono partita da Milano per tornare a casa, in Germania. Tutti quelli che incontro - e che sono rimasti o non hanno mai avuto intenzione di partire - si dichiarano stupiti del fatto io parli di Germania in termini di casa, e anche la mia famiglia non fa mai eccezione.

In ogni caso, ieri sono tornata a casa dopo un week-end passato con i miei genitori e un paio di amici in Italia. La domanda che, ancora una volta, non sono riuscita a risparmiarmi è stata Perché?

Perché sono tornata pur sapendo che non sarebbe stato tutto rose e fiori, che mi sarei scontrata con i limiti e preconcetti di chi non è ancora venuto a patti col fatto che non mi senta più a casa nel posto in cui sono cresciuta - che, a conti fatti, non mi sia mai sentita a casa -. Perché non sono stata zitta ogni volta che ho visto cose che non dovrebbero stare né in cielo tantomeno in terra (leggasi: abuso di alcool, vita insalubre nonostante problemi di salute, commenti razzisti e xenofobi...). Perché continuo…