Microchip emozionale


[Per il titolo: ode a un classico dei Subsonica]
Oggi sarò polemica. Molto.

Di norma mi godo la mia calma zen mentre sorseggio infuso e cerco di non farmi prendere dal panico ma quando è troppo beh.. insomma, ho dei limiti anche io.

Mi sono rotta il cazzo.

Mi sono rotta il cazzo di quegli italiani che emigrano per lamentarsi della mancanza di sole, di pasta, di salamelle e di pecorino. Sono oltremodo annoiata da quelli che vogliono partire senza un minimo di umiltà, preparazione o voglia di impegnarsi. C’è una lunga schiera di italioti (sì, la crasi tra italiani e idioti è voluta) che metterei a tacere, perché fanno davvero solo danni, sono disinformati e diffondono questa disinformazione a macchia d’olio, forti del fatto che chi non si informa tende a dar loro ragione.

Per non parlare di quelli che da emigrati – perché capiamoci, il termine expat lo usiamo tutti solo perché fa cool – si lamentano della politica in termini di accoglienza ai rifugiati, diffondono immagini di Hitler, inneggiano al razzismo più becero e borbottano un “aspetta e vedrai” quando tenti di riportarli sulla via della ragione.

Li disprezzo perché ogni giorno – ogni benedetto giorno – affrontiamo piccole e grandi battaglie personali e il sapere che c’è chi deliberatamente diffonde queste baggianate con il solo scopo di sentirsi più intelligente, arrivato, furbo degli altri, impedendo agli altri di andare avanti sereni mi fa letteralmente rivoltare lo stomaco. Ma davvero.

E niente, ora vado a farmi un’altra tisana, corro a colorare i miei mandala e vado a dormire, perché domani si ricomincia con le millemila sfide battaglie quotidiane e – nemmeno a dirlo – non ho intenzione di perderne nemmeno una.

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