Passa ai contenuti principali

Im Briefkasten heut' keine Rechnung, sondern ne Postkarte

A fronte di un biglietto dal prezzo decisamente abbordabile, il 1. ottobre ne ho approfittato per andare a sentire il concerto dei Neonschwarz e placare così la nostalgia di Hamburg che mi coglie ormai a ritmi bimestrali.


Per chi non li conoscesse, si tratta di un gruppo fondato da quattro artisti - Johnny Mauser, Marie Curry, DJ Spion Y e Captain Gips - che nel 2010 hanno inciso un brano – On a Journey – che non ha avuto bisogno di pubblicità alcuna per imporsi sul mercato musicale. Il video dall’aria funky girato ad Amburgo e la musica decisamente ballabile hanno fatto del brano la canzone dell’estate.


Il primo tour – come per ogni band emergente – li ha visti suonare in ogni club, hangar, tenda o centro giovanile disponibile e i quattro hanno anche avuto la possibilità di fare da band di supporto a nomi più noti, facendosi lentamente notare. Il primo vero traguardo musicale lo hanno conquistato al Fusion Festival e da allora si stanno imponendo con forza sul mercato.


Tra giochi di parole e rime accattivanti, i quattro riflettono – e fanno riflettere – su problemi sociali e realtà spesso scomode e per questo dimenticate, senza perdere la componente festosa e allegra che comunque contraddistingue i loro concerti e che li fa amare dal pubblico.


Il loro primo album si chiama Fliegende Fische – tradotto: pesci che volano – ed è uscito nel 2014 con l’etichetta indipendente Audiolith Records; con altri artisti della stessa label hanno poi fondato una rete di solidarietà chiamata Ticktickboom.




Ma veniamo al concerto… Approfittando dell’occasione per ricordare a tutti degli incresciosi avvenimenti che purtroppo stanno colpendo il Paese, hanno iniziato mostrando sul palco uno striscione – meglio: un lenzuolo su cui hanno scritto con una bomboletta spray – che recava la scritta „Refugees Welcome“ e da lì hanno iniziato inanellando rime vecchie e nuove, ridendo – e facendo ridere – di una società che a volte lascia un po‘ a desiderare.






Per quasi due ore hanno saltato sul palco, cercando di smuovere un pochino le coscienze in merito a temi quali – appunto – l’accoglienza ai rifugiati e la solidarietà, ma anche gli eccessi di una società capitalista nella quale affermarsi non solo come artisti ma anche come singoli non è semplice.
Insomma, vuoi per l’atmosfera che ricordava molto un concerto sulla Reperbahn – con tanto di shot locale -, vuoi per la location che si presta molto bene a questo genere di concerti, vuoi per la musica che – pur non essendo una grande amante del genere – non poteva lasciare indifferenti è stato un bellissimo concerto. Trovare artisti genuinamente interessati a comunicare qualcosa e a cercare di portare un cambiamento nelle coscienze sta diventando sempre più raro ed è probabilmente per questo che la serata mi rimarrà addosso ancora per molto. Perchè ha avuto il potere di ricordare a tutti coloro che erano presenti che insieme possiamo fare qualcosa e che unirci per qualcosa in cui crediamo può anche assumere le sembianze di una festa tra amici.

Info: Neonschwarz (Audiolith)
(attenzione: la pagina é in tedesco)

Commenti

Post popolari in questo blog

||Expat-Life|| - ||How to||: Tedesco.. amo et odio

Trasferirsi in un paese straniero ci mette di fronte a tutta una serie di ostacoli, primo tra tutti quello della lingua.
Il tedesco, di per sé, non è una lingua difficile. Meglio: non è difficile se la gente smettesse di piagnucolare al ritmo di “ma è così complicato… perché non posso parlare in inglese? È cortesia verso gli ospiti, dopotutto…”. A differenza delle lingue romanze conserva una sua logica ed una struttura sufficientemente rigida da permettere in poco tempo di costruire frasi elementari ma comprensibili.
Ma come impararla?
Premessa: io ho iniziato ad avvicinarmi al tedesco a 16 anni, a scuola. Di quei due anni di lingua e uno di letteratura conservo nell’ordine la traduzione in tedesco di “visione del mondo” (Weltanschauung), “provenienza” (Staatsangehörigkeit) e un amore spassionato per Christa Wolf, Herman Hesse e Reiner Maria Rilke.
Ho continuato con il tedesco all’università ma – dovendo mantenermi gli studi e abitando a 90 km dall’ateneo – non ho mai avuto la possibili…

|| Expat-Life || 5 cose di cui liberarsi prima di trasferirsi all'estero

Jenny Mustard – autrice insieme al compagno David del blog maximal life for the minimalist - ha pubblicato di recente un video dal titolo “Cinque cose di cui non avete bisogno”, mostrando gingilli con cui tendiamo a riempirci la casa ma dei quali raramente abbiamo bisogno.
Seguendo questa linea di pensiero mi piacerebbe parlare delle cinque cose di cui occorrerebbe liberarsi prima di trasferirsi all’estero.
1 – I pregiudizi: sono tanti, spesso troppi e – soprattutto – sono dei banalissimi luoghi comuni. Un esempio? A Parigi non ho visto mandrie di selvaggi con le baguette sotto l’ascella, così come non ho incontrato frotte di bambini scalzi e sporchi in Irlanda. I tedeschi supponenti e in preda al complesso di Napoleone che ho incrociato sono stati pochissimi e i francesi che mi hanno guardato male perché nonostante anni di studio io parli "solo" come una francese del sud erano in realtà una minoranza un po' cretina e tanto - tanto! - giovane. Sarà fortuna? Io non credo… 2 …

|| Expat-life || Tornare è un po' morire

Ieri alle 9:30 sono partita da Milano per tornare a casa, in Germania. Tutti quelli che incontro - e che sono rimasti o non hanno mai avuto intenzione di partire - si dichiarano stupiti del fatto io parli di Germania in termini di casa, e anche la mia famiglia non fa mai eccezione.

In ogni caso, ieri sono tornata a casa dopo un week-end passato con i miei genitori e un paio di amici in Italia. La domanda che, ancora una volta, non sono riuscita a risparmiarmi è stata Perché?

Perché sono tornata pur sapendo che non sarebbe stato tutto rose e fiori, che mi sarei scontrata con i limiti e preconcetti di chi non è ancora venuto a patti col fatto che non mi senta più a casa nel posto in cui sono cresciuta - che, a conti fatti, non mi sia mai sentita a casa -. Perché non sono stata zitta ogni volta che ho visto cose che non dovrebbero stare né in cielo tantomeno in terra (leggasi: abuso di alcool, vita insalubre nonostante problemi di salute, commenti razzisti e xenofobi...). Perché continuo…