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Baby Melancholie

Credits al titolo: QUI

Un mese dopo il mio arrivo in Saarland provai a scrivere un post sulle dieci cose che mi mancavano dell’Italia. Nemmeno a dirlo fallii miseramente. 

Oggi, ispirata da una delle tante pagine che seguo, ho deciso di riprovare. Ecco, quindi, l’elenco delle dieci cose che mi mancano dell’Italia.

  • Il mare: avendo sempre vissuto a poco più di un’ora dal mare, da piccola passavo quasi tutte le domeniche estive in spiaggia. Crescendo, poi, ho iniziato a odiare il dover mettere un costume e me lo sono goduta decisamente meno. Principalmente in pantaloncini e maglietta. Ora, forse complice il fascino del Mare del Nord e dell’Ostsee, aspetto sempre con gioia il momento di partire per Rügen, Sylt o addirittura per Oslo e per i suoi fiordi, solo per il gusto di poter camminare sulla sabbia scarpe in mano e aria fresca nei polmoni.

  • La verdura del contadino: okay, lo ammetto: sono una snob. Una dannatissima snob vegana – orrore! – che in Italia si faceva viziare da un amico di famiglia che coltivava le migliori catalogne del mondo. Pur essendoci anche qua un mercato contadino, infatti, non è la stessa cosa… insomma, volete mettere l’emozione di riempire il lavandino di spinaci (e di terra) e passare il pomeriggio ascoltando musica e pulendo verdura?

  • La famiglia: il rapporto coi miei genitori, come da copione, non è sempre stato facile. Ma proprio per niente. Eppure la distanza ci ha giovato, il fatto di non starci letteralmente gomito a gomito – pur abitando in due case diverse – e di non vederci tutti i sacrosanti giorni ha sicuramente avuto un effetto positivo. Ergo ogni momento condiviso ha un nuovo sapore, forse più adulto, forse più consapevole, in ogni caso decisamente migliore.
  • La Feltrinelli: io ADORO Thalia, davvero, ma spulciare due piani di Feltrinelli il sabato pomeriggio è un qualcosa di totalmente diverso, con l’odore di biscotti e il ronzio del frigo con gli smoothies. Con la consapevolezza che hai ancora due romanzi sul comodino ma quelle tre edizioni economiche ti finiranno nel cestino senza che tu abbia avuto il tempo di dire Tabucchi...

  • Il sole: un giorno, ridendo, un amico mi disse che da buona italiana sono meteoropatica in maniera esagerata. Non so quanto questo sia vero, ma non posso negare che le poche giornate di sole (anche quando fa freddo.. TANTO freddo) mi facciano felice. E andare al lavoro, in biblioteca, persino a passeggiare con il sole in viso nonostante i due gradi in croce è sempre una bella sensazione.
  • L’aperitivo: non perché io sia una mangiatrice compulsiva o una che sbevazza in maniera esagerata, ma trovo che l’aperitivo – così come il brunch che però qua è parecchio diffuso – sia un buon modo per passare un paio d’ore in compagnia senza avere *l’impegno* di dover cenare assieme. Sarà che ho un rapporto altalenante col cibo, ma trovarsi alle sei per un bicchiere di vino in compagnia mi manca, tanto più che qua alle sei uno sta già preparando cena. Io per prima. ^^"
  • La parrucchiera: chiamatemi pure vanesia.. la verità è che avendo avuto i capelli molto crespi per una vita, anche ora che li ho corti ho sempre un po' la fisima del capello e pur avendo trovato una buona parrucchiera, a volte ci metto dieci minuti a spiegarle perchè li lavo in un determinato modo o perchè li taglio molto corti o che ne so io... e se per sbaglio la mia parrucchiera abituale latita e ne becco un'altra beh... la faccenda può rivelarsi complessa.
  • Il cane e i gatti che ora stazionano dai miei genitori: pur dovendo ammettere che mangiare senza animali in braccio non è per niente male, ero talmente abituata alla loro compagnia che la prima spesa mi sono dovuta ricordare che il tonno non mi occorreva, visto e considerato io sia vegana e il resto della famiglia fosse dall'altra parte delle Alpi.
  • La mia macchina: capiamoci..viaggiare in treno senza nemmeno pagarlo (i dottorandi che si immatricolano hanno diritto al Semesterticket e per me che lavoro 3 giorni fuori casa è una mano santa) è una pacchia. Ciononostante, dover affidarsi al solo trasporto pubblico a volte limita un po' le interazioni sociali... Bello il concerto a Leipzig... certo, meraviglioso... sempre se non consideriamo il fatto uno rischi seriamente di dormire in stazione aspettando il treno delle cinque.
  • Il "poterci essere": credo sia una cosa con la quale prima o poi tutti gli expat devono fare i conti... il fatto che in determinati momenti non potremo esserci perchè se è vero che non ti perderesti mai il matrimonio della tua migliore amica, è altrettanto vero che le prove del vestito - ad esempio - potresti perdertele, visto che l'aereo non costa poco e la tua vita lavorativa ormai è a 1150 km. Sono le piccole cose che a volte creano questi momenti di malinconia.. da un aperitivo per celebrare il successo di un'amica, al caffè prima di correre a lavoro ai compleanni e alle scampagnate... eppure - e qua cito una delle mie più care amiche - credo che saperci felici, realizzati e sempre disposti a lottare ripaghi i nostri cari di tutti i momenti in cui non possiamo essere al loro fianco..voi cosa ne pensate?

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