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In Berlin darf man das

[Al solito, credits al titolo: Questa volta il fantastico gruppo electro-pop Tubbe con la loro canzone "In Berlin". Potete ascoltarla QUI 
Le foto, invece, sono tutte mie ;-)]


La prima volta che arrivai a Berlino avevo diciannove anni e l'eco delle musiche del capolavoro di WimWenders in testa.

Ricordo ancora distintamente l'emozione di prenotare un biglietto aereo in Agenzia di viaggi – all'epoca l'on-line booking ed io non eravamo ancora nemmeno conoscenti – e iniziare a scrivere una lista infinita delle cose che avrei voluto vedere, incurante dello sguardo terrorizzato dell'amica che mi avrebbe accompagnata. (E che mi ha accompagnato anche a Parigi, Londra, Roma... insomma, era solo questione di rodaggio.. ;-) )



Partimmo di mattina prestissimo, fiere dei nostri bagagli incelofanati e inconsapevolmente cariche dei panini di mamma che li aveva messi a tradimento nel bagaglio a mano, convinta in Germania non avessero di che sfamarci.

Forse fu l'emozione, forse l'adrenalina ma so che la notte precedente alla partenza non dormii. Ripensandoci, prima di partire per un lungo viaggio io non dormo proprio mai...



La prima cosa che mi colpì non fu il grigio di Alexanderplatz – sì, anche con tutto l'amore del mondo.. Alexandeplatz è GRI-GIA -, e nemmeno l'imponenza della Fernsehturm: la prima cosa che mi arrivò dritta al cuore fu il blu del cielo, quello stesso blu che mi ha sempre fatta sentire a casa. Suppongo non sia un caso, insomma, se la prima cosa che Federica – l'amica che era con me – mi disse fu “Ti abbiamo proprio persa..” subito seguita da "Eh, mi sa tanto che ci ritornerai...".

Della mia prima avventura berlinese ricordo il vento, la pioggia e le poche ore di sole che però sembravano un regalo inaspettato, solo perchè le potevamo godere lungo la Spree (il fiume che attraversa Berlino NdA) ascoltando musica che ora riterrei imbarazzande e sbocconcellando Bretzel. Ricordo il pranzo a Prenzlauerberg con l'insalata più grande del mondo, le corse a Kreuzberg sotto la pioggia, il Checkpoint Charlie e il Museo del muro.

Ricordo la bizzarra sensazione che ti da lo stare in un posto che non hai mai visto ma in cui sai che ricapiterai. E così è stato.

C'è chi dice che Berlino la ami o la odi, un po' quello che diceva la mia professoressa di inglese in merito a Oscar Wilde...ecco, io credo che Berlino sia semplicemente uno di quei posti sufficientemente grandi dove poter spargere pezzi di sé, dove potersi persino perdere, per poi ritrovarli. E ritrovarsi.



Berlino è un pezzo di storia e allo stesso tempo una città in perenne evoluzione, che mai si ferma e mai si ripiega su se stessa. È la città dei sogni, dei progetti, degli artisti e delle start-up, il posto in cui tanti scelgono di ricominciare e altrettanti di ripartire.

Berlino è l'odore inconfondibile della S-Bahn, il caos di Alexanderplatz (da quando hanno aperto Primark, poi...), il sentore di spezie per le strade di Kreuzberg, la nebbia che scende ogni volta che mi ripropongo di tornare all'East Side Gallery e fare foto decenti ai resti del muro, i negozi di lusso sul Kurfürstendamm e il tramonto che tinge tutto di sfumature aranciate.


Ora bando ai sentimentalismi, vi lascio qualche altra foto. :-)

Pariser Platz e la Brandeburger Tor

Il Berliner Dom

Anche Angry Bird è un piccolo Hopeless Wanderer ;-)

Tombino personalizzato
La Fernsehturm

Una delle entrate del Giardino Zoologico

Il cielo sopra Berlino (Nuvole rapide - cit.)
Resti del muro. (A onor di cronaca questi sono originali che hanno esposto a Weimar)

L'orologio in Alexanderplatz





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